Ibra, quelle parole invecchiate male. Il “Manager” è primo in classifica, Fonseca arranca

I più attenti ricorderanno certamente quelle parole pronunciate da Ibra a metà giugno durante un evento-conferenza in cui il Milan praticamente annunciava l’arrivo di Paulo Fonseca come nuovo allenatore e istituzionalizzava anche la figura di Zlatan Ibrahimovic al centro del progetto tecnico rossonero. Il Senior Advisor di RedBird rispose alle tante domande dei giornalisti e, tra queste, ce ne fu una sulla scelta di Paulo Fonseca, ma soprattutto sul perché la società non aveva scelto di puntare su Antonio Conte, allenatore voluto dalla stragrande maggioranza dei tifosi e che sarebbe venuto di corsa ad allenare il Milan. Ibra rispose pressapoco in questo modo: “Conte non rispettava i nostri parametri. Non ci serviva un Manager, ma un allenatore”. Una risposta che lasciava intendere come il tecnico leccese fosse uno che, oltre ad allenare, vuole avere voce in capitolo su mercato e in generale su tutta la sfera tecnica di una squadra, mentre Fonseca pensa soltanto ad allenare con il materiale che la squadra gli lascia a disposizione. Tra le righe delle parole di Ibra, però, i più attenti e i più furbi avranno sicuramente colto il nesso con la figura ingombrante rappresentata da uno come Conte, che l’attuale società Milan non tollera minimamente e non può accettare, e lo spazio di manovra estremamente ridotto a cui invece il tecnico dei rossoneri, chiunque esso sia, deve limitarsi. La fanfara mediatica di quei giorni spense ogni polemica e una nutrita parte dei tifosi milanisti accettò di buon grado la scelta della società.

Dalle parole di Ibra agli undici punti di distacco

Milan: Zlatan Ibrahimovic - MilanPress, robe dell'altro diavolo
Milan: Zlatan Ibrahimovic – MilanPress, robe dell’altro diavolo

Ora, dopo due mesi e mezzo di stagione e uno scontro diretto che ha parlato in maniera inequivocabile, è chiaro praticamente a tutti, al netto di chi continua ad “odiare” Conte in maniera campanilistica e provinciale perché “juventino” ed ex allenatore dell’Inter, e quindi uno degli avversari più accaniti del Milan recente, quanto la scelta della società sia stata sbagliata e dettata da motivi che tutto sono fuorché tecnici e quanto siano invecchiate male quelle parole di Ibra. Antonio Conte, con un mercato importante, ma dettato e suggerito praticamente tutto da lui, ha preso una squadra ridotta praticamente in macerie, decima e fuori dalle coppe soltanto a maggio scorso e con mille problemi interni ed ambientali, e l’ha portata, dopo soltanto dieci partite, ad essere in testa al campionato, con ben 25 punti sui 30 disponibili. La vittoria netta ed inequivocabile di San Siro, in cui Conte ha impartito lezioni di tattica e di “calcio” (anche se non nel senso estetico, ma nel senso di come si vincono le partite e si è essenziali e orientati al risultato) a Paulo Fonseca, ha segnato un solco di ben 11 punti tra il Napoli ed un Milan che, soltanto pochi mesi fa arrivava secondo e distanziava i partenopei di circa venti lunghezze in classifica. Ergo, i rossoneri sono già fuori dalla lotta Scudetto, mentre gli azzurri sembrano potersela giocare fino alla fine con l’Inter Campione d’Italia. La stagione è ancora lunga, ma appare assai difficile pensare che questo Napoli possa arrivare al di sotto del secondo posto e non lottare per la vittoria del campionato, senza coppe e con un allenatore specialista nelle corse a tappe. Il Napoli ha un’identità ben precisa, sa sempre cosa fare quando scende in campo, non prende quasi mai gol e, alla fine, le sue reti le trova sempre. Il Milan non ha ancora un’identità, soffre terribilmente in fase difensiva, continua a non far intravedere miglioramenti in tal senso e non ha ancora una formazione titolare riconoscibile. Le differenze attuali tra la squadra allenata e gestita da Antonio Conte (sì, Ibra, il Manager, proprio lui) e quella “allenata” da Paulo Fonseca, sono enormi.

L’assurda gestione Leao e la differenza con il rendimento di Kvara

Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Rafael Leao (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Nel frattempo, l’allenatore Paulo Fonseca, è alle prese con la sua battaglia personale con Rafael Leao che a Monza, nel match di domani sera, pare destinato alla terza panchina su quattro partite. Al netto degli errori e dell’incostanza di Rafa, il Milan sta deprezzando un patrimonio della società e sta mortificando quello che potenzialmente e il suo miglior giocatore in rosa. Non è dato sapere cosa ne pensa Ibra, mentre è abbastanza palese come a Napoli, invece, tutti i gioielli che lo scorso anno sembravano la brutta copia di quelli visti nell’anno Scudetto, con Conte siano tornati a brillare e diano il 110% ad ogni match. Da Kvara a Lobotka, da Anguissa a Di Lorenzo, fino ad arrivare a Politano e Rrahmani. Fonseca, che già aveva vissuto la sua battaglia personale contro Dzeko a Roma, mettendosi contro quasi l’intero spogliatoio che stava dalla parte del proprio Capitano, sta punendo oltremodo Leao e lo sta sbattendo alla mercé di critica e tifosi. Conte, quasi sicuramente, avrebbe gestito in altro modo anche questa situazione. Così come accadeva con Pioli, quando a fare da garante c’era un certo Paolo Maldini che proteggeva e coccolava il campione portoghese, lo avrebbe responsabilizzato, caricato e fatto brillare, sempre senza lesinargli urla, rimproveri e fatica. Un Leao che fa la differenza, che fa quella corsa in più per rincorrere l’avversario, più centrato e più coinvolto nel progetto tecnico. Ecco a cosa sarebbe servito l’allenatore, definito manager da Ibra, Antonio Conte, oltre a tutto il resto di cui abbiamo già parlato. D’altronde, però, dopo il licenziamento di Paolo Maldini, questa società ha mostrato più volte la sua vera natura e, purtroppo, anche, come la vittoria sul campo sia davvero l’ultimo dei loro obiettivi. Al momento c’è da festeggiare un bilancio ancora una volta in attivo e i tifosi del Milan possono uscir fuori trombette, sciarpe e magliette, altrimenti rischiano di prender polvere.

Lino Dimitri
Lino Dimitri
Giornalista 35enne, Carmelo Dimitri è iscritto all'ordine dei Pubblicisti dal 2012. Dal 2010 collabora, a vario titolo, e scrive per diverse testate online, nazionali e non. Si occupa di Milan dal Settembre del 2011 e segue il calcio da quando era piccolissimo. Le sue più grandi passioni sono il calcio, il Milan e la scrittura. Attualmente è editorialista di punta nella redazione di MilanPress.it.

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