Cesc Fabregas, Antonio Conte, Massimilano Allegri. Al momento sembrano essere questi i nomi più gettonati per ricoprire il ruolo di allenatore del Milan nella prossima stagione. Una decisione che spetterà, quasi sicuramente, al prossimo direttore sportivo che dovrebbe essere nominato entro Pasqua, quindi entro la fine del prossimo mese, e che, insieme a Giorgio Furlani e la proprietà, sarà chiamato a dare un indirizzo chiaro alla prossima stagione, ma prima ancora all’estate rossonera e alla campagna acquisti. Come ben sappiamo, il nome che resta in pole come nuovo ds è quello di Fabio Paratici che è stato più volte contattato dall’amministratore delegato rossonero. L’ex Juventus ha un rapporto stretto con Antonio Conte, avuto ai tempi bianconeri e chiamato a Londra, al Tottenham, qualche stagione fa. Un binomio che, secondo alcuni, potrebbe ripresentarsi al Milan, nonostante quello che è successo in estate, con il Diavolo che ha rifiutato di ingaggiare il tecnico leccese e Zlatan Ibrahimovic che parlò apertamente dei motivi di questo rifiuto a margine della presentazione di Paulo Fonseca quale nuovo tecnico dei rossoneri. Conte, quindi, arriverebbe con un anno di colpevole ritardo, ma al momento un suo ingaggio, sia per motivi economici che contrattuali (Conte ha ancora due anni di contratto ricchissimo con il Napoli) sembra alquanto difficile. Stesso discorso vale per Massimiliano Allegri che resta comunque nella lista dei papabili.
Panchina Milan: sì alle certezze Conte e Allegri, no alla scommessa Fabregas

Conte e Allegri, tuttavia, sarebbero delle certezze in quanto ad esperienza, carisma, pedigree, bravura nel gestire situazioni e spogliatoi complicati, che altri allenatori non rappresenterebbero assolutamente. A mio avviso, quindi, qualsiasi altra scelta, al netto di un eventuale ritorno di fiamma per Maurizio Sarri, che vada al di là di queste tre figure, sarebbe terribilmente sbagliata. In questi ultimi giorni si è fatto un gran parlare, soprattutto in virtù di alcune notizie riportate da importanti quotidiani sportivi nazionali, della possibilità di puntare su Cesc Fabregas come nuovo allenatore. Il futuro di Sergio Coinceicao pare segnato e difficilmente si arriverà ad una conferma di un tecnico che non ha saputo gestire al meglio uno spogliatoio e un ambiente con cui rischierebbe di bruciarsi chiunque. Al Milan, infatti, proprio per la difficile situazione attuale, sia a livello societario che a livello ambientale, non si può non ripartire da un uomo forte, da una figura esperta che sappia cosa significhi entrare in uno spogliatoio difficile e normalizzare la situazione. Cosa che, evidentemente, non sarebbe in grado di fare, almeno a nostro avviso, nemmeno un Fabregas che comunque sembra essere un prospetto interessante e che potrebbe avere una gran carriera davanti a sé. Al momento, però, il Milan non sembra essere il posto giusto per lui e lui non sembra essere la figura giusta per il Milan. Cesc, insomma, sarebbe l’ennesima scommessa che ha molte più possibilità di essere persa piuttosto che vinta, l’ennesimo salto nel buio di una società che avrebbe bisogno soltanto di una certezza.
Panchina, ecco perché no bisogna andare su Fabregas

Il calcio offerto da Fabregas in questa stagione al Como è sicuramente interessante, coraggioso e fa brillare gli occhi agli esteti del bel gioco. Lo spagnolo sembra avere idee di livello assoluto, moderne e all’avanguardia e avrà sicuramente le sue occasioni per dimostrare tutto il suo talento e la sua bravura tattica. Come dimostrato più volte in questo campionato, però, non ultimo proprio a San Siro contro il Milan in una gara dominata per 60′ e poi persa, Fabregas e la sua squadra sembrano peccare un po’ di concretezza e di cinismo e, troppo spesso, il bello visto in campo, non raccoglie quello che merita e ci si mangia le mani per un risultato che non sorride. Cesc ha più volte detto che è orgoglioso del modo di giocare, il coraggio e la proposta di gioco della sua squadra e che preferisce perdere in questo modo che vincere, difendendosi. Alla fine dei conti, però, con una rosa piena di talento, di tutto rispetto e una società che ha speso cifre importanti sul mercato, ha soltanto 29 punti in classifica, gli stessi del Verona, che ha solo venduto sul mercato, ed è ancora invischiato nella lotta per non retrocedere. E, quindi, il dibattito è aperto e rischia di essere sempre lo stesso. Cosa succederebbe se questi risultati arrivassero in una squadra come il Milan (o la Juventus, come ha dimostrato l’affaire Thiago Motta) e non nell’isola felice Como, dove Fabregas è una sorta di divinità, ha la possibilità di sbagliare e perdere qualche partita in più e il basso livello della nostra Serie A gli dà la possibilità di salvarsi, facendo il minimo indispensabile? Per queste ragioni, e tante altre ancora, per me Fabregas sarebbe l’ennesima scelta sbagliata di questa società in cui l’approssimazione regna sovrana e in cui sembra non si impari mai dagli errori e dal passato. Perché, infondo, come recita un vecchio adagio: “Sbagliare è umano, ma perseverare è diabolico”.

