A distanza di quasi sei mesi dall’ultima sfida a Marassi coi rossoblu, il Diavolo si ripresenta a Genova notevolmente cambiato. Non è solo una questione di guida tecnica o nuovi interpreti, è qualcosa di più profondo e ancora in parte da comprendere.
A maggio la vittoria firmata Nkunku–Athekame pareva aver aperto le porte della Champions League al Milan di Allegri, che decise invece di suicidarsi sportivamente sette giorni dopo. Era una squadra che da mesi stava arrancando, bloccata e limitata nella sua espressione.
Questo weekend al Ferraris arriverà un gruppo parzialmente rinnovato negli elementi ma sopratutto in fase di cambiamento tecnico tattico. Purtroppo però ancora alla ricerca di una solidità mentale, i cui alti e bassi stanno condizionando la classifica di Serie A ed Europa League.
Alcune analogie restano, come ad esempio la ristrettezza della rosa, la difficoltà del numero 9 a produrre gol e le improvvise amnesie e debolezze difensive che rendono i rossoneri ieri come oggi una squadra vulnerabile.
Permane dunque l’incertezza sul campo, ma se non altro si stanno diradando le nebbie al livello strategico e dirigenziale. L’approccio nuovo di Cardinale consente di aver qualche speranza in più rispetto alle vecchie gestioni dello stesso Gerry.
La costruzione di un’organigramma finalmente solido, credible e completo è la miglior garanzia di un futuro prossimo meno nebuloso. Così come la nuova sponsorizzazione di Adidas all’orizzonte e l’alba del nuovo stadio. Non ci sono interruttori per svoltare all’istante ma esistono impostazioni giuste per creare i giusti presupposti. Al netto del fatto che ogni gara si porta le sue difficoltà, il cielo sopra Milanello è un po’ meno nuvoloso.


