Per il momento è in prestito secco fino a giugno, i tifosi lo vorrebbero trattenere, così come il club rossonero. Ora il futuro però lascia il tempo che trova, e Joao Felix lo sa benissimo. Il portoghese si è subito presentato con un gol a San Siro, contro la Roma, e ora vuole prendersi tutto.
Intanto si è presentato ai canali ufficiali del Milan, con la solita intervista di rito. Di seguito tutte le sue dichiarazioni.
Sul debutto: “È stata una bellissima sensazione. Prima della partita avevo già la sensazione che avrei segnato, con l’aiuto dei miei compagni l’ho fatto e ora devo continuare così per aiutare la squadra e il Club“.
Cosa deve fare per essere felice: “Per essere felice e nella giusta condizione mentale devi sentirti amato dalla gente. Alla fine si tratta solo di giocare nella mia posizione, che è la cosa più importante, e vincere“.
Le sue passioni fuori dal campo: “Guardo la NFL. Però quando ho un pò di tempo libero mi piace passeggiare per la città o uscire a mangiare fuori. Amo mangiare, e mi è stato detto che qui il cibo è ottimo. Mi piace anche fare altri sport, come padel, golf o tennis. NBA? Si, la seguo, la mia squadra preferita sono i Miami Heat che ha i colori simili a quelli del Milan, ma soprattutto per la città: adoro Miami“.
Cosa gli hanno dato a livello personale i suoi ex Club: “Al Benfica sono arrivato molto giovane, è stata la mia prima squadra e mi ha aiutato molto a sentirmi a mio agio, è stato un grande anno sia a livello personale che di squadra. In Spagna mi sono trasferito poi quando ero ancora molto giovane, è un Paese diverso, con una lingua diversa. Non ero abituato. Ci è voluto un pò per ambientarmi, ma poi mi sono adattato e le persone sono state fantastiche. Davvero un bel periodo quello di Barcellona. Ho sempre pensato di giocare li e sono stato molto felice quell’anno. Poi al Chelsea, prima di venire qui al Milan, bene anche lì. Mi è piaciuto molto, così come ho adorato la Premier League. In generale ho imparato qualcosa da ogni Club in cui sono stato, e mi hanno aiutato a crescere come persona e come giocatore“.
Cosa si aspetta dal Milan: “C’è stato un grande sforzo per venire qui, anche da parte del mio agente. Il Club voleva ugualmente questo trasferimento e si è creata questa occasione win-win per entrambi. Spero di essere felice qua, per ora sono solo sei mesi, ma nel calcio non si sa mai. Voglio entusiasmare i tifosi“.
L’impressione su Conceicao: “So com’è Sergio. Ama il calcio, ha tanta passione e ama vincere. Sa trasmettere tutto questo ai suoi giocatori e ha fatto bene ovunque è andato e lo farà anche qui“.
Su Rafa Leao: “Abbiamo un bel rapporto, dentro e fuori dal campo. Mi piace molto giocare con lui perché mi da opzioni sempre diverse. Se sono pressato mi da sempre un’opzione in più, che sia sui piedi o in profondità e amo giocare con al mio fianco“.
La relazione con i suoi nuovi compagni: “Qualcuno lo conoscevo già. Nel mondo del calcio comunque tutti conosciamo tutti, e al giorno d’oggi è più facile cambiare Club e ricevere un’accoglienza calorosa“.
Su Kaka: “Per me Kaka è stato il più grande idolo, da quando ho iniziato a seguire il calcio. Per la posizione per cui giocava e anche i capelli. ci somigliano? Si, non saprei, ma mi è sempre piaciuto e mi rivedevo in lui. Cercavo sempre di essere come lui. È uno dei miei idoli. L’ho incontrato una volta a Orlando. Quando è uscito che sarei potuto venire qui ho pensato di prendere la numero 22, che indossava lui, ma ce l’ha Emerson (Royal, ndr) e va bene lo stesso. Avevo in mente questa cosa però mi va bene anche il 79. Cosa mi disse Kaka quando ci incontrammo? Fu una chiacchierata generale, avevo appena firmato con l’Atletico e stavamo facendo il pre season a Orlando. L’ho incontrato e gli ho detto che era il mio eroe quando ero piccolo e abbiamo scambiato qualche parola“.
Il significato del numero 79: “È stato il mio primo numero da professionista, al Benfica, ed è quello che mi ha fatto conoscere al mondo. Amerò sempre questo numero. Ora anche mio fratello lo indossa al Benfica, quindi ora lo abbiamo entrambi ed è fantastico“.
Sull’esultanza: “È collegata con la NBA, più precisamente il “night night” di Steph Curry, che mi è piaciuto. Siccome nel calcio nessuno la faceva ho iniziato io qualche mese fa, e penso che continuerò a usarla. Essere il Curry del calcio? Sarebbe bello“.
Soprannomi che la gente non conosce di lui: “La mia cerchia di amici stretti mio chiama Dio (Zio, ndr) Joao per come mi comporto con loro, per le regole che do e perché a volte li sgrido. Sono un pò come il papà del gruppo. Mi chiamano così perché li rimprovero sempre“.
Come ha influito nella sua vita la professione di insegnanti dei suoi genitori: “Ha influito molto. I miei studi sono sempre venuti prima del calcio. Dovevo sempre fare i compiti prima di andare ad allenarmi, altrimenti non potevo andare. Dato che sono insegnanti, sanno cosa succede a scuola e mi dicevano sempre di comportarmi bene e di prendere voti alti. L’ho fatto ed è stata una buona educazione. Che rapporto abbiamo? Ottimo, mio padre è rimasto in Portogallo con mio fratello e mia madre solitamente viene sempre con me ovunque io vada. Viene a tutte le mie partite, sia in casa che fuori. La vedrete in ogni stadio“.
Routine o abitudini pre partita: “Quest’anno ho iniziato a bere il mate, dato che quest’anno al Chelsea andavo molto d’accordo con Enzo (Fernandez, ndr). Lui è argentino e lo beveva sempre, così ho iniziato a berle con lui e ora ne ho uno mio, che mi ha preso in Argentina con il mio nome sopra. Non credo sia nulla di superstizioso, mi piace il sapore e mi tiene sveglio. È ottimo in vista di una partita. Poi chiamo mio padre quando sono allo stadio, per dirgli che sono arrivato, gli dico com’è il campo, l’atmosfera, se devo giocare o meno. Lui mi dice se devo fare qualcosa di diverso aspetto alla partita precedente. Quindi si, solamente queste due cose, credo“.
Sulla città di Milano: “In realtà sono venuto qui alla fine dell’anno scorso, con alcuni amici. Mi è piaciuta molto, come ho detto anche prima abbiamo mangiato molto bene. Le persone sono eleganti, si vestono bene. Siamo andati anche al Duomo, molto bello. Le persone sembrano davvero solari e gentili, penso ci sia una bella cultura qui e spero di sentirmi a casa“.
Sui tifosi: “Ho notato l’affetto per me dagli spalti. È stata una sensazione molto bella“.


