Tante le voci che si sono alternate attorno alla proprietà rossonera recentemente. La presenza di Cardinale a Milanello prima e a Casa Milan poi non è altro che ordinaria routine, il numero 1 di RedBird cerca finanziatori per estinguere il debito con Elliott, non ha nessuna intenzione di vendere il club. Ma fin li, tutto sembra chiaro.
Furlani, rinnovo fino al 2028: addio meno probabile?
Il Corriere dello Sport ha voluto però anche mettere un ulteriore punto, sfuggito a tanti negli ultimi giorni, riguardanti le voci su un addio a fine stagione di Giorgio Furlani, amministratore delegato del Milan. L’ad rossonero, secondo quanto riporta il quotidiano, ha firmato nel 2025 un rinnovo di contratto di altri 3 anni. Tutto ciò potrebbe voler significare tanto… o niente. È anche vero che se addio sarà, il suo nuovo contratto fino al 2028 potrebbe non essere un problema invalicabile, ma se tutto ciò esce proprio ora, un motivo ci sarà.
Insomma, al netto delle voci e delle suggestioni, il contratto di Giorgio Furlani è solido, così come dovrebbe esserlo la sua posizione all’interno del club. Dal punto di vista puramente economico e gestionale, il lavoro svolto fin qui dall’amministratore delegato è difficilmente contestabile: i conti sono in ordine e la sostenibilità resta una linea guida chiara della proprietà.
Incongruenze tra area sportiva ed economica
Diverso, e più discutibile, il discorso legato all’area sportiva. È vero che Furlani è sempre stato il primo a ribadire come le scelte di campo non rientrino formalmente nelle sue competenze, ma è altrettanto vero che, in un club moderno, la separazione tra gestione e sport è spesso più teorica che reale. Alcune decisioni strategiche, anche indirette, hanno inevitabilmente avuto un impatto sul rendimento della squadra.
Alla luce di questo, il rinnovo fino al 2028 non va letto né come una blindatura assoluta né come un dettaglio privo di significato. È piuttosto la conferma di una fiducia che oggi è salda sul piano finanziario, ma che sul fronte sportivo resta legata ai risultati. Perché al Milan, alla lunga, è sempre il campo a dettare i tempi e a stabilire le gerarchie.


