Il risultato dice Milan 3, Lecce 0. Pulisic, Rabiot e Moreira hanno firmato una serata tranquilla a San Siro. La classifica dice invece 11 punti dopo cinque giornate, con tre vittorie, due pareggi e nessuna sconfitta in Serie A. Questo è il Milan di Amorim.
Numeri importanti, soprattutto per una squadra che sta imparando un calcio nuovo. Eppure fermarsi ai numeri significherebbe perdere la parte più interessante della serata. Perché il Milan visto contro il Lecce è sembrato finalmente meno preoccupato di interpretare Amorim e più concentrato sul giocare a calcio. Più libero, più naturale, più verticale.
Sembra una differenza sottile. In realtà può essere enorme. Il Milan aveva bisogno di una partita così dopo lo 0-2 contro il Benfica in Europa League, una serata nella quale erano riemersi dubbi già comparsi nelle settimane precedenti. La squadra aveva raccolto punti in campionato, ma non sempre aveva trasmesso la sensazione di avere trovato una propria identità.
Contro il Lecce qualcosa è cambiato. Non perché davanti ci fosse una squadra alla portata. Nemmeno perché tre gol possano cancellare improvvisamente tutte le difficoltà. È cambiata soprattutto la disponibilità dell’allenatore a mettere il talento prima del sistema.
La lezione di Manchester che può aiutare il Milan
Amorim non ha nascosto il tema. Dopo la vittoria ha spiegato di voler evitare gli errori commessi durante l’esperienza al Manchester United.
Il riferimento riguarda soprattutto la rigidità tattica. In Inghilterra aveva insistito sulla difesa a tre praticamente sempre: secondo Reuters, la utilizzò in 45 delle 47 partite di Premier League della sua gestione. Una fedeltà quasi assoluta al sistema che finì per diventare anche uno dei principali argomenti di discussione attorno al suo lavoro.
A Milano sembra voler percorrere una strada diversa. Il concetto espresso dal portoghese è semplice: bisogna guardare le caratteristiche dei giocatori e adattarsi. In alcune partite il Milan potrà costruire con tre uomini, in altre potrà trovare soluzioni differenti. Non esiste più il modulo come dogma. Esistono i calciatori e gli spazi da occupare.
Potrebbe sembrare normale. Per Amorim, considerando la sua storia recente, non lo è affatto. Ed è qui che il suo Milan comincia a diventare veramente interessante.
Amorim e il Milan, quando l’idea non diventa una gabbia
Gli allenatori arrivano quasi sempre accompagnati da un’etichetta. Amorim non ha fatto eccezione. Tre difensori, esterni larghi, due uomini dietro la punta, occupazione rigorosa degli spazi e aggressione immediata dopo la perdita del pallone.
Tutto corretto. Ma il Milan non è un foglio bianco. Ci sono Pulisic, Modrić, Rabiot, Moreira, Saelemaekers, Ramos e una rosa costruita attraverso caratteristiche differenti. Ci sono giocatori che chiedono libertà, altri che hanno bisogno di riferimenti precisi. E soprattutto esistono partite nelle quali l’avversario obbliga a cambiare.
Un allenatore può scegliere due strade. Chiedere alla rosa di diventare esattamente ciò che immagina oppure modificare qualcosa della propria idea per valorizzare ciò che possiede.
Amorim, almeno contro il Lecce, ha scelto la seconda. E potrebbe essere una svolta molto più significativa dei tre gol.
Pulisic è il simbolo del nuovo equilibrio
Dentro questa trasformazione c’è soprattutto Christian Pulisic. Alla prima presenza da titolare in questa Serie A, l’americano ha segnato dopo 14 minuti. Non soltanto. Ha partecipato anche alla costruzione del secondo gol, iniziando con un colpo di tacco l’azione poi conclusa da Rabiot.
Il Milan lo ha scelto come MVP della partita. Pulisic è probabilmente uno dei migliori esempi per capire il problema che Amorim deve risolvere. Può partire largo, entrare dentro il campo, giocare alle spalle della punta e attaccare l’area. Ma perde qualcosa quando gli vengono imposti confini troppo rigidi.
Il Milan aveva aspettato il suo recupero e Amorim aveva bisogno di ritrovare un giocatore capace di aggiungere gol, assist e imprevedibilità. Il peso nel nuovo progetto rossonero è fondamentale, il ritorno di Christian Pulisic nel Milan di Amorim altrettanto. Contro il Lecce si è visto perché.
Pulisic non deve necessariamente essere il calciatore attorno al quale costruire tutto. Ma è certamente uno di quelli ai quali bisogna permettere di interpretare il gioco. E questo vale anche per altri elementi della rosa.
Moreira è un altro messaggio ad Amorim
Poi c’è Diego Moreira, arrivato a tre gol nelle ultime due giornate dopo la doppietta contro la Lazio. Il suo 3-0 nasce da un recupero del pallone e da una progressione personale. È esattamente il tipo di situazione nella quale il calcio smette di essere geometria e diventa istinto.
Anche qui ritorna lo stesso concetto. Amorim deve organizzare il Milan senza sterilizzarlo. Può chiedere occupazione degli spazi, distanze corrette, pressione e aggressività. Ma negli ultimi trenta metri deve lasciare qualcosa ai giocatori. Il talento ha bisogno di regole, non di istruzioni per ogni singolo movimento. La differenza può sembrare filosofica. Sul campo diventa invece molto concreta.
Modrić e Rabiot possono dare ordine senza rallentare il Milan
La presenza di Luka Modrić rende ancora più evidente questa necessità. Un giocatore con la sua capacità di leggere la partita non può diventare semplicemente l’esecutore di uno spartito. Deve avere la possibilità di modificarlo mentre la partita cambia.
Accanto a lui Rabiot garantisce fisicità, inserimenti e occupazione dell’area. Contro il Lecce il francese ha trovato il secondo gol al termine di una bella azione collettiva. Sono due giocatori diversi, ma complementari proprio perché non hanno bisogno di fare continuamente la stessa cosa.
Il Milan può partire da una struttura precisa e trasformarsi durante l’azione. Può costruire a tre senza necessariamente difendere sempre a tre. Può portare gli esterni molto alti oppure abbassarli. Può utilizzare due giocatori alle spalle dell’attaccante senza obbligarli a occupare sempre gli stessi corridoi. È questo il passaggio che può rendere il Milan di Amorim meno prevedibile.
Gli 11 punti raccontano soltanto una parte della storia
Bisogna anche evitare l’effetto opposto: trasformare Milan-Lecce in una sentenza definitiva. Cinque giornate sono poche. Il Benfica ha mostrato che esistono ancora problemi. Juventus e Lazio avevano già evidenziato momenti nei quali il Milan faticava a comandare la partita con continuità.
Gli 11 punti su 15 rappresentano comunque una base importante. Il Milan è imbattuto in campionato e ha già affrontato trasferte complicate come Torino, Torino contro la Juventus e Roma contro la Lazio. Il dato più interessante riguarda però il margine.
Questa squadra non sembra ancora compiuta. Ed è probabilmente una buona notizia, perché significa che può crescere senza essere costretta a rincorrere la classifica. Adesso Amorim avrà anche la possibilità di lavorare durante la sosta prima della trasferta di Sassuolo. Tempo utile non soltanto per migliorare automatismi e condizione, ma soprattutto per capire quanto della libertà vista contro il Lecce possa diventare strutturale.
Milano aspetta di capire quale sarà il vero Milan di Amorim
San Siro ha festeggiato i suoi cento anni con una vittoria larga e una prestazione finalmente convincente. Non poteva esserci scenario migliore per iniziare una nuova fase. Ma la domanda resta aperta.
Quale sarà il vero Milan di Amorim? Quello legato rigidamente alla struttura tattica oppure quello capace di cambiare forma mantenendo gli stessi principi? La seconda possibilità appare decisamente più interessante.
Amorim non deve rinnegare ciò che lo ha portato fino a Milano. Sarebbe persino controproducente. Il suo calcio possiede idee riconoscibili e principi che possono dare al Milan un’identità precisa. Deve però evitare che l’identità diventi rigidità.
Manchester gli ha lasciato una lezione pesante. Milano può offrirgli l’occasione di dimostrare di averla capita. Il 3-0 contro il Lecce, da questo punto di vista, potrebbe essere ricordato non tanto per i gol di Pulisic, Rabiot e Moreira. Potrebbe diventare la partita nella quale Amorim ha cominciato davvero ad allenare il Milan che possiede, invece di inseguire soltanto quello che aveva immaginato.
È una differenza enorme. E forse il futuro rossonero passa proprio da qui.
Il prossimo esame dirà qualcosa in più
Il Milan tornerà in campo in campionato contro il Sassuolo. Sarà un’altra partita e presenterà problemi differenti. Proprio per questo offrirà una verifica interessante. Il punto non sarà capire se Amorim utilizzerà ancora il 3-4-2-1. Sarebbe una lettura troppo superficiale.
Bisognerà osservare quanto sarà elastico quel sistema, quanta libertà avranno Pulisic e gli altri uomini offensivi e come cambierà la struttura durante la partita.
Perché il vero cambiamento non consiste nel passare dalla difesa a tre alla difesa a quattro. Consiste nel non avere paura di farlo. Ed è forse questa la lezione più importante che Amorim si è portato da Manchester a Milano.


