La partita vinta dal Milan a Newcastle, la prima da diciotto anni a questa parte in terra inglese, lascia tanti rimpianti ed un amaro in bocca per tutto quello che poteva essere e non è stato. I rossoneri, da febbraio in poi, giocheranno in Europa League e, come giustamente detto da Pioli, proveranno a sfatare il tabù dell’unica competizione europea mai vinta. Ora, però, è tempo di pensare ai rimpianti, appunto, alle occasioni sprecate, ai tanti sliding doors di un girone che sembrava impossibile, ma che con il senno del poi si è rivelato molto più abbordabile del previsto. E, allora, la mente non può che non andare alle prime due partite e ai quattro punti buttati al vento nei due pareggi a reti bianche contro Newcastle e Borussia Dortmund. Ma non solo. Al netto delle due gare contro il Paris Saint Germain, in cui obiettivamente sono arrivati due risultati giusti, si passa direttamente alla penultima giornata. E, quindi, i rimpianti vanno tutti alla formazione rimaneggiata con cui siamo stati costretti a scendere in campo nella sfida decisiva contro il Dortmund, al rigore fallito da Giroud, alle tante occasioni sprecate, ma soprattutto a quell’infortunio muscolare occorso a Thiaw che ha costretto la squadra a giocare con Krunic centrale di difesa e poi a perdere malamente la partita, complice anche un vistoso calo psicologico e mentale. A margine di quella serata, inoltre, è arrivato il rigore generoso concesso in pienissimo recupero al Psg contro il Newcastle e quel gol che, alla fine dei conti, ci è costato di fatto la qualificazione.
Rimpianti Champions, potenzialità tecniche ma limiti mentali

Tanti rimpianti, quindi, tante recriminazioni, ma ora non serve leccarsi le ferite e bisogna analizzare quello che non è andato per cercare di farlo girare nel verso giusto e svoltare una stagione che ci sta pericolosamente sfuggendo di mano. La pazza gara di ieri contro il Newcastle, ma in generale tutto il percorso stagionale in Champions, tralasciando per un attimo un campionato che negli ultimi due mesi è stato alquanto disastroso, ci dice una cosa chiara e precisa: questa squadra, al netto di possibili miglioramenti sul mercato, ha un grosso potenziale, sia tecnico che umano, ma pare essere molto fragile mentalmente e spesso pecca a livello di attributi. Poi ci sono i tanti infortuni che da anni non lasciano in pace lo staff tecnico di Pioli, ma non crederete che sarà sempre un caso, vero? Allora, ricapitolando, le potenzialità ci sono e sono evidenti, la squadra sembra essere migliorata rispetto alla passata stagione, avere più soluzioni ed anche questo pare assai evidente, quindi cosa manca ancora? Purtroppo, nei rimpianti del nostro girone Champions, ci sono diversi punti interrogativi che bisognerà trasformare in esclamativi. La debolezza a livello mentale di una squadra che troppo spesso alla prima difficoltà non riesce a reagire, cozza con quanto questa stessa squadra ci aveva insegnato fino a circa un anno fa. A livello di attributi, però, la sfida di Newcastle può essere un nuovo, l’ennesimo punto di ripartenza. La reazione d’oltremanica come insegnamento per il futuro, ma soprattutto come base per un’umiltà nuova che non ci faccia pensare di giocare sempre e per forza alla pari e a viso aperto con squadre tecnicamente superiori che possono colpire, anzi aumentare, tutte le nostre fragilità e debolezze.
Rimpianti e debolezze, ma l’esempio di due leader

La guida tecnica, maggiorata di compiti e ruoli nell’ultima folle estate, non sembra più trascinare, non sembra più poter inculcare alcuna forza mentale e caratteriale al resto del gruppo. Così come, ogni calciatore rossonero, non può più trovare in Paolo Maldini un paravento e uno scudo con cui proteggersi da tutto ciò che accade e viene detto all’esterno. Allo stesso modo, almeno per il momento, in quei momenti lì, dove conta essere uniti e forti mentalmente, non c’è più Zlatan Ibrahimovic con le sue spalle larghe nello spogliatoio. Il suo ritorno, il terzo al Milan, è ufficiale ma, ad ogni modo, non potrà più scendere in campo per spronare e risollevare le sorti di tutto il gruppo. Nella sfida di Newcastle che ha aumentato i rimpianti per ciò che poteva essere e non sarà, il Milan ha trovato per lo meno delle certezze, due leader tecnici che quest’anno difficilmente stanno tradendo. Uno non lo ha mai fatto, se non per i tanti infortuni che ne hanno limitato la continuità, l’altro è tornato a non farlo, forte di un carisma e di una personalità che prepotentemente si stanno facendo valere. Maignan e Tomori sono stati i due uomini decisivi nella vittoria in terra inglese. Monumentali nel salvare il risultato (uno nel primo tempo sullo 0-0, l’altro nel secondo sull’1-1) e nel tenere sempre botta, restando in piedi. Maignan è il vero fuoriclasse del Milan e di rimpianti deve e può averne pochi, a parte qualche fisiologico errore, Tomori, invece, spesso è commovente. Lo è stato ieri, quando in pieno recupero si è fiondato con le ultime forze rimaste in aerea avversaria e avrebbe meritato il gol, così come lo era stato contro il Borussia in casa. L’ultimo a mollare, l’ultimo ad arrendersi. Ecco, tra i rimpianti Champions bisogna ripartire da loro e seguire, una volta tanto, l’esempio di chi ce la mette davvero tutta.

