Pioli e Rangnick: così simili, così diversi. L’approfondimento

ANALOGIE – Coronavirus, controversie societarie ed un punto di
domanda sempre più grande. Questo è il riassunto delle ultime settimane in
Casa Milan che, salvo sorprese, è dinnanzi all’ennesima rivoluzione. Sì,
perché con Boban fuori dai giochi e Maldini alle porte, il tris potrebbe
arrivare con Stefano Pioli. La telenovela Rangnick va avanti da alcuni
mesi e sarà destinata a protrarsi fino a questa estate. Gazidis elogia Pioli,
ma allo stesso tempo si parla di accordo già definito con il tecnico tedesco.
Rangnick sembra aver già individuato i suoi rinforzi da portare a
Milanello, ma l’agente smentisce un reale accordo con la dirigenza di Aldo
Rossi. Conclusione: il verdetto si vedrà quest’estate. Gazidis sceglierà un
allenatore che sappia gestire un ambiente giovane e di prospettiva, con
l’ambizione di diventare grande. Sia Pioli che Rangnick hanno avuto
esperienze con rose giovani, valorizzando numerosi giocatori. Alla
Fiorentina ed alla Lazio, il tecnico del Milan ha fatto esplodere Chiesa e
valorizzato talenti come Felipe Anderson e Milinkovic-Savic, di cui tutti
ora conosciamo l’importanza. Rangnick, da parte sua, ha scoperto
campioni come Firmino e Mané, pilastri del Liverpool di Klopp, ed altre
stelle di prospettiva come Werner ed Haaland. Scopritori di talenti, ma
anche due tecnici che in carriera hanno mostrato poca continuità e lo
dimostrano i vari esoneri. Pioli ha avuto il merito di portare la Lazio in
Champions League nella stagione 2014/2015 conquistando il terzo posto,
salvo poi affondare all’ottavo posto l’anno successivo. Rangnick in molte
occasioni è rimasto in una panchina per un solo anno, come avvenne nello
Stoccarda, Schalke 04 e Lipsia.

DIFFERENZE – Simili ma con tratti molto diversi. Parliamo di due dei
tecnici più importanti del proprio paese. Pioli si è conquistato la possibilità
di allenare nei principali club italiani come Milan, Inter e Lazio mentre
Rangnick non si è mai seduto sulle panchine di club come Borussia
Dortmund, Bayern Monaco o Bayer Leverkusen, però è stato un
rivoluzionario del proprio paese, portando una nuova idea di calcio che gli
ha permesso di essere riconosciuto a livello nazionale e non solo. I suoi
successi sono perlopiù promozioni, nonostante il secondo posto in Bundesliga e le semifinali di Champions League con lo Schalke 04. Il suo
calcio offensivo e molto propenso al pressing ha incantato tutti. Uno stile
che possiamo riconoscere nell’odierno Liverpool di Klopp, da sempre
estimatore di Rangnick. Differenti anche le visioni dei singoli. ‘Il
Professore’ predilige un organico giovane, non ama i solisti ed i profili di
una certa età. Fattori riconducibili a Zlatan Ibrahimovic, di cui si ipotizza
un addio anche per questo motivo. Lo svedese è funzionale in un progetto
con Pioli alla guida, basato in un mix di giovani e calciatori d’esperienza.
Due allenatori tanto simili quanto diversi, per una sola panchina. Pioli,
sicurezza permettendo, avrà ancora del tempo per giocarsi le sue carte, ma
l’ombra di Rangnick è sempre più presente.

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