Il sito de La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga intervista a Nnamdi Oduamadi, cresciuto nel settore giovanile del Milan, con tanto di debutto in Prima Squadra, ed oggi al Ceccano. Di seguito le sue dichiarazioni.
L’intervista a Oduamadi
“Se sento mio lo scudetto del 2011? Sì, anche se ho giocato una sola partita di campionato. Ma quell’esordio a San Siro col Catania fu indimenticabile: anche se ricordo di aver giocato la pre-season del 2009, detti il cambio a Ronaldinho nel derby contro l’Inter. Quante emozioni. Quando ero piccolo non mi perdevo neanche una sua partita. Un ragazzo eccezionale, una persona splendida: in allenamento faceva cose inspiegabili. E amava parlare con noi giovani. A me diceva di stare tranquillo. Di non aver paura degli avversari e neanche di me stesso. La concorrenza era incredibile. Ed io ero molto giovane: dovevo crescere, imparare tante cose“.
“Mi sono goduto lo scudetto con Allegri. E sono rimasto in contatto con alcuni compagni conosciuti gli anni successivi, Christian Zapata più di tutti: quando capita riusciamo a sentirci e vederci. Ma anche Kessie, ci messaggiamo spesso. La rissa tra Ibra e Onyewu? Sì, un fallo di Onyewu scatenò tutto: entrò in ritardo su Zlatan, si accese un battibecco pesante. Poi chiarirono subito, però. In Nigeria mi chiamavano Robinho, dicevano che gli assomigliavo nello stile di gioco. Ho avuto dei modelli fortissimi, non mi posso lamentare”.
Oduamadi sul Milan attuale
“Oggi in Italia vedo solo tanta corsa, zero tecnica. Allegri non è cambiato di una virgola, è sempre fortissimo. Certo i giocatori sono cambiati: la fame è diversa. Non ci sono più giocatori unici come Ibra, Gattuso, Pirlo, Nesta, Ronaldinho… e Oduamadi (ride, ndr). Un milanista di oggi che sarebbe stato titolare nel mio Milan? Modric, senza dubbio. È un professore. Leao? Non scherziamo. In quel Milan giocavano Pato, Ronaldinho, Ibra: ma dove lo volete mettere Leao? Sarebbe stato in panchina, inevitabile“.
Oduamadi oggi
“Che ci faccio in Eccellenza? Cerco di aiutare chi mi chiama a realizzare i propri obiettivi. E rimango ambizioso: come dissi a Civitavecchia qualche mese fa, non ero andato lì per vedere il mare. A Ceccano vale lo stesso discorso: rimango voglioso di dimostrare e di segnare. Mi sento sempre un’ala sinistra che vuole rientrare sul piede forte”.


