La verità di Theo Hernandez contro la verità della società. Ma la verità del Milan qual è?

Era prevedibile che l’intervista della Gazzetta dello Sport a Theo Hernandez potesse fare rumore, soprattutto ai piani alti di Casa Milan. Curioso che a provocare tutto questo sia proprio la Rosea, tendenzialmente benevola con la società. Nelle ultime ore si è quindi riaperta una lotta intestina all’ambiente che pareva essere estirpata negli ultimi tempi grazie ai buoni risultati della squadra e alle decisioni drastiche prese in estate. Tra queste rientra proprio l’addio del francese che, in punta di fioretto, è tornato a far parlare di sé.

La verità di Theo Hernandez

L’attacco frontale a Giorgio Furlani del terzino sinistro dell’Al-Hilal era covato da tempo, perché è evidente a tutti (o quasi) che l’attuale amministratore delegato rossonero sia uno degli artefici, se non il principale, della cacciata di Paolo Maldini, mentore del francese. Ma quali sono i punti che ha voluto mettere in chiaro?

  1. L’addio è stata una scelta della società, non sua: “Non sarei mai andato via. La mia priorità era restare. Quando un dirigente ti chiama e ti dice ‘se resti qui ti mettiamo fuori rosa’ io che cosa posso fare? Cerco altro“.
  2. Le richieste sul rinnovo che erano filtrate erano fasulle: “Dicevano che avessi chiesto cifre esorbitanti per il rinnovo, che spingessi per la cessione… tutto falso“.
  3. L’addio di Paolo Maldini ha cambiato tutto: “Dopo Paolo è cambiato tutto in peggio. Mi sono sentito spaesato. Hanno strappato una bandiera per nulla. A parte Ibra, la mancanza di milanismo di sente“.
  4. L’artefice di tutto questo è Giorgio Furlani: “Ho visto anche Allegri, Tare e Ibra. Furlani non si è fatto vedere. Ritorno? Ora voglio vincere qui. Ma finché ci sono certe persone non torno“.

La verità della società

Non è tardata la risposta della società, non con un comunicato, ma con una puntualizzazione arrivata oggi sulle pagine della Gazzetta dello Sport. Se non bastava il “J’accuse” di Theo Hernandez, ecco quello di una parte della dirigenza (sarebbe sbagliato coinvolgerla tutta).

  1. Il rendimento negativo della stagione 2024/25 e l’espulsione contro il Feyenoord che è costata, nella partita, l’eliminazione dalla Champions League.
  2. Gli atteggiamenti non da leader in allenamento e non (cooling break, rigori Firenze), nonché la condizione atletica discutibile ad inizio stagione.
  3. Le richieste eccessive per il rinnovo di contratto che, a detta della società, inizialmente si attestavano oltre gli 8 milioni di euro netti più bonus.
  4. Le abitudini mondane e in generale vita extra campo.

L’unica verità del Milan

Nei mesi scorsi abbiamo cercato di tracciare quella che è stata l’avventura di Theo Hernandez al Milan, ciò che il francese è stato per il club. Nella nostra analisi c’è una nota ricorrente che occorre evidenziare nuovamente anche oggi: la storia era finita e il Milan, come club, doveva andare oltre. Sarebbe stato inconcepibile prolungare questa lotta interna corrosiva per la squadra e per l’ambiente.

Era necessario dare un taglio con il passato, senza dover per forza indicare la voce della ragione e quella del torto, perché ovunque la si guardi questa situazione puzza da ambedue i lati e non sarà certamente il tentativo di strenua difesa personale a poter garantire l’assoluzione. L’unica verità che interessa al Milan è questa.

Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Fabrizio Carabelli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Fabrizio Carabelli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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