Cosa è stato, cosa è e cosa sarà Theo Hernandez per il Milan

Eccesso, strapotenza, fragilità. Sono queste i primi tre aspetti che mi vengono in mente non appena penso a Theo Hernandez. Lo sono oggi nel 2025 e, con ogni probabilità, lo erano anche nel 2019. Perché gli anni sono passati, il giocatore e l’uomo sono cresciuti, ma certe caratteristiche possono restare con te per sempre. E no, non è un’accusa: ogni uomo può individuare qualcosa, nel bene o nel male, che lo abbia sempre caratterizzato e che lo caratterizzerà.

L’avventura del francese al Milan è arrivata al capolinea, non ci sono grandi margini per ricucire un rapporto che piano piano è andato sgretolandosi nel tempo. No, non c’è un colpevole, lo abbiamo ribadito anche in un altro approfondimento odierno, semplicemente c’è un imbarazzo irrisolvibile se non con un addio. Nascondere questo non rende giustizia a quello che invece è stato un legame duraturo che, nel sentiment del tifoso, si pensava potesse essere eterno.

Cosa è stato Theo Hernandez per il Milan? Innanzitutto uno dei migliori terzini della storia per qualità offensive abbinate ad un miglioramento difensivo netto nel corso degli anni. È stato un colpo di fulmine in una notte estiva del 2019, in un’amichevole che non finì nemmeno tanto bene per lui contro il Bayern (infortunio). È stato il sogno, quel sogno di rivedere in campo con la maglia rossonera il miglior terzino del mondo. Un sogno concretizzatosi forse per troppo poco. È stato un giocatore passionale, talvolta sopra le righe, in cui tanti tifosi si sono rivisti. È stato una forza sovrannaturale non appena aveva metri di campo con la palla al piede, infermabile quando abbassava la testa come a mettere l’elmetto per andare in battaglia, talvolta regalando gioie infinite e momenti storici (gol contro l’Atalanta), talvolta scontrandosi con un avversario, talvolta incaponendosi nonostante chi ci fosse vicino. È stato un enigma da risolvere (ma non troppo) dopo l’addio di Paolo Maldini, sebbene il suo rendimento fosse già sceso quando lo storico numero 3 figurava ancora nell’organigramma dirigenziale. È stato un leader e capitano, qualche volta positivo e qualche volte negativo. È stato croce e delizia dentro e fuori dal campo negli atteggiamenti e nei comportamenti. È stato tutto questo e tanto altro.

Cosa è Theo Hernandez per il Milan? Ad oggi rappresenta un problema più che una soluzione. Un problema perché non è più quel giocatore ammirato per almeno tre anni. I ricordi dei bei tempi offuscano un po’ il reale valore odierno del francese che, probabilmente, è rappresentato al meglio dall’interesse sul mercato per lui ristretto ad Al-Hilal e Atletico Madrid (indotto tramite l’entourage). Dal post Mondiale 2022 in poi il rendimento è calato drasticamente, un’affermazione che i numeri (offensivi) possono solo parzialmente controbattere. L’assenza di continuità all’interno delle partite e della stagione è sotto gli occhi di chiunque abbia seguito il Milan in questi anni, qualcosa che sfugge a numeri e statistiche. Doveva diventare un esempio per lo spogliatoio, col tempo è diventato invece quello da isolare per la società, al punto da intimargli l’esclusione dalla rosa in caso di permanenza.

Cosa sarà Theo Hernandez per il Milan? Un giocatore abbastanza facile da rimpiazzare nel rendimento, un giocatore impossibile da rimpiazzare per potenziale intravisto. La domanda a cui rispondere è una: cosa serve al Milan, rendimento o potenziale? In quello che sembra sempre di più un mercato alla ricerca della concretezza e della certezza, la risposta è presto trovata. Una cosa è certa: ha dato tanto alla crescita del club e il club è stato di grande aiuto per la sua crescita. Il suo futuro sarà con ogni probabilità in Arabia Saudita, a caccia di una convocazione al prossimo Mondiale. Qualche rimpianto, nessun rimorso: così si lasceranno Theo Hernandez e il Milan, perché non tutte le storie d’amore hanno un lieto fine.

Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)
Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: IPA Agency)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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