Tutta la verità di Theo Hernandez: “Non sarei mai andato via. Qui a Riad ho salutato tutti, ma Furlani non si è fatto vedere…”

Theo Hernandez ha rilasciato una lunga intervista ai microfoni della Gazzetta dello Sport dove ha parlato del suo addio al Milan, togliendosi qualche sassolino dalla scarpa. Ecco le dichiarazioni del terzino francese, oggi all’Al-Hilal.

Theo Hernandez sul suo addio: “Avrei meritato un trattamento migliore. Furlani…”

Sì, ho incontrato il Milan prima della partita con il Napoli. Quando andai via non riuscii ad abbracciarli tutti come avrei voluto. Mi dispiace che abbiano perso. Ho detto ‘bravo’ a Bartesaghi, che si merita tutto, e abbracciato Modric, con cui ho giocato a Madrid. Un genio: è di un altro livello. Ho visto anche Allegri, Tare e Ibra. Furlani non si è fatto vedere“.

Sul suo addio: “Non sarei mai andato via. La mia priorità era restare. Dicevano che avessi chiesto cifre esorbitanti per il rinnovo, che spingessi per la cessione… tutto falso. Avrei meritato un trattamento migliore. Non me l’aspettavo. Alcuni compagni mi spingevano a restare, ma quando un dirigente ti chiama e ti dice ‘se resti qui ti mettiamo fuori rosa’ io che cosa posso fare? Cerco altro. In Italia avrei giocato solo nel Milan. Se il Milan vincesse lo scudetto, festeggerei in mezzo ai tifosi. Ritorno? Ora voglio vincere qui. Ma finché ci sono certe persone non torno“.

Sui cambiamenti al Milan: “Quando sono arrivato c’erano Massara, Boban e Maldini, il mio idolo. Ibra è un top, ma dopo Paolo è cambiato tutto in peggio. Mi sono sentito spaesato. L’anno scorso io e Calabria ci presentammo a Milanello con la maglia di Paolo, a qualcuno non andò bene. Hanno strappato una bandiera per nulla. A parte Ibra, la mancanza di milanismo di sente. Il giorno in cui mi ha chiamato per incontrarci è stato il più bello della mia vita sportiva. Mi raggiunse a Ibiza e parlammo di fronte a un’aranciata. Non volevo crederci. Se sono diventato ciò che sono, e anche il difensore del Milan con più gol, è grazie a lui. Tuttora siamo sempre in contatto. La sua maglia con dedica mi emoziona: ‘Theo, il mio degno erede’“.

Sugli episodi della scorsa stagione, Leao e Maignan…

Sulle critiche dei tifosi: “Mi hanno fatto molto male. So che ho commesso degli errori, come le espulsioni con la Fiorentina o col Feyenoord, ma siamo umani. Non ero sereno mentalmente e avrei potuto fare meglio, ma i tifosi sanno chi è stato Theo al Milan. Aggressioni? Finalmente ho l’occasione di parlarne: c’è chi vuole rovinarti la vita e la carriera. Sono stato male nel leggere certe cose, ma la mia famiglia sa che non è vero“.

Sull’episodio del cooling break: “È stato ingigantito. Io e Leao eravamo entrati da poco e siamo rimasti lì. Dicevano che non avessimo un bel rapporto con gli allenatori, ma non era vero. Io andavo d’accordo anche con Conceicao. Lui era autoritario, ma la gente parlava a vanvera“.

Su Leao: “È fortissimo, ma ogni tanto ha la testa non si sa dove. In quegli anni io e lui, lì sulla sinistra, abbiamo fatto male a tutti, infatti non lo vedo bene come punta“.

Su Maignan: “Ha una situazione simile alla mia, e non è finita bene“.

Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Theo Hernandez (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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