L’erba del vicino è sempre più verde. Mai come ora in casa Milan questo proverbio viene ampiamente seguito. Mediaticamente e non. I tifosi sono stufi di vivere le montagne russe da ormai due anni, tra grandi traguardi (semifinale di Champions nel 2023 e Supercoppa Italiana giusto qualche mese fa) e sconfitte brucianti (6 Derby persi consecutivamente, sconfitte di gran misura con squadre decisamente inferiori e la recente eliminazione in Champions League), mentre la stampa fa indisturbata il suo gioco.
E in questi momenti cosa si fa? Si guarda l’erba del vicino che, ovviamente, è sempre più verde della propria. No, in questo caso non parliamo dei cugini nerazzurri, ne tantomeno di una squadra in se. Parliamo di un calciatore, tra l’altro un tempo venerato e amato dai tifosi rossoneri, poi odiato talmente tanto da fischiarlo anche nelle partite in casa della nazionale. Si, si tratta di Gianluigi Donnarumma, che con il Milan ha vissuto la sua nascita sportiva.
Nel culmine della sua esperienza al Milan (ritorno in Champions League dopo 7 anni), nell’estate del 2021 ha deciso di lasciare – a titolo gratuito in mancanza di un rinnovo – quella che era la sua casa per trasferirsi in Francia, al Paris Saint-Germain. Il Diavolo cercò di trattenerlo in tutti i modi, ma il portierone italiano non volle accettare le offerte che i rossoneri gli recapitarono.
Da li seguirono tante dichiarazioni di guerra del popolo milanista, dai fischi a San Siro con la Nazionale, ai soldi finti (Gigio andò via secondo i tifosi solo per guadagnare di più) lanciati durante l’inizio della partita dei gironi di Champions League nel novembre 2023 tra, appunto, Psg e Milan. A sostituire Donnarumma però non arrivò un portiere qualunque, ma Mike Maignan, uno degli eroi che portarono il Milan alla conquista dello scudetto nel 2022.
Dopo la conquista del tricolore però le prestazioni del portiere francese – e non solo – sono calate drasticamente, tra infortuni e qualche papera che ha fatto rumoreggiare San Siro. Ma torniamo a Donnarumma. Tante volte ne sono state dette di cotte e di crude sul suo conto, e i tifosi rossoneri non si sono mai sentiti di rimpiangere il suo addio. Dall’oggi al domani però è cambiato tutto.
Ieri sera, durante il ritorno degli ottavi di finale di Champions tra Liverpool e Psg, Donnarumma è stato l’eroe della gara, rendendosi protagonista di parate eccezionali e parando due rigori nella lotteria finale che avrebbe decretato la vincente tra le due. Così, complice anche un Maignan non impeccabile, è nato il rimpianto. Tutto d’un tratto Donnarumma aiuta a far vincere la propria squadra, mentre Maignan no.
Il problema è che si è talmente tanto impegnati a rimpiangere qualcuno andato via già quasi 4 anni fa, che non si nota che Magic Mike stia passando un momento non facile e bisognerebbe stargli un pò più vicini. Dalla sua nomina a capitano da Conceicao, di certo ha cercato di portare più responsabilità non solo al gruppo, ma anche a se stesso, aggiungendo pressioni ulteriori a quelle già presenti che hanno portato a qualche sbavatura.
“È sovrappeso” si è arrivati a dire addirittura, tanto che Mike si è sentito in dovere di postare sui social una foto a petto nudo (mostrando i muscoli) per zittire ulteriori critiche ingiuste e inesatte. Nel silenzio generale, intanto, Maignan ha seguito la squadra a Lecce nonostante la squalifica – cosa non scontata -, seguendo la rimonta dei suoi dalla tribuna e cercando di mantenere il più alta possibile la connessione con i compagni e la sua credibilità da capitano.
Certo è, però, che in pochi anni non si può passare da “Donnarumma chi?” a “Eh però forse Gigio è un rimpianto“. È questione di equilibrio di giudizio. Lo stesso portiere della Nazionale ha avuto parecchi alti e bassi in questi anni, ma non per questo doveva essere abbandonato dal Psg alla prima occasione, perché quando il talento è presente bisogna coltivarlo e stare affianco a colui che si trova in difficoltà. Ciò non significa che non vada messo in discussione, anzi, proprio quello potrebbe aiutarlo.
Ma nel Milan, soprattutto quest’anno, non funziona niente. A partire dai piani alti fino al calciatore meno pagato della rosa. E così è difficile lavorare per chiunque, anche per i campioni. Senza dimenticarsi anche di quel rinnovo di contratto che si diceva fosse “ai dettagli” e che è stato messo in stand-by, forse aspettando tempi migliori.


