Cosa può chiedere il Milan a questo finale di stagione da attore non protagonista?

“La fiducia è ai minimi storici, la disaffezione è ai massimi storici” direbbe qualcuno. Cosa può chiedere allora il Milan a questo finale di stagione tanto malinconico quanto meritato per quanto fatto dentro e soprattutto fuori dal campo nell’ultimo anno e mezzo? È questa la domanda che accompagna una sfida contro la Lazio che rappresenta uno scontro diretto per l’Europa, forse non più quella che conta che dista ben 8 punti (Juventus quarta).

La squadra rossonera si trova all’ottavo (o settimo) posto oramai da mesi e non riesce a migliorare una classifica deficitaria, ma veritiera riguardo al rendimento di quest’annata. La distanza dal quarto posto è tale da rendere quasi impossibile qualsiasi pensiero di rimonta, anche perché le squadre da superare sono molte e con alcune, Juventus e in parte Bologna e Fiorentina, gli scontri diretti sono a sfavore. A dodici giornate dalla fine, e con una doppia sfida in semifinale di Coppa Italia da giocare, è lecito allora chiedersi quale sia lo scopo dei prossimi 2 mesi e mezzo, a maggior ragione con un allenatore che sembra aver almeno un piede e mezzo fuori Milanello a giugno.

Per quanto complicato perché implica dinamiche ben superiori e che interessano la contestazione nei confronti della società, l’obiettivo principale della squadra dovrebbe essere quello di ritrovare serenità all’interno dell’ambiente, riconquistando almeno una parte del tifo, oramai disilluso per quanto visto sul terreno di gioco. Come farlo? Attraverso la continuità di risultati, vero tallone d’Achille di questi mesi, e attraverso uno spirito battagliero in campo. E per battagliero intendiamo un atteggiamento volto alla lotta per i colori che si rappresentano, non al nervosismo che sta caratterizzando le ultime settimane.

Come spesso evidenziato da Conceicao e dalla dirigenza, il Milan si trova ancora dentro la Coppa Italia che rappresenta un’opportunità, per quanto un trofeo secondario ai fini della valutazione di una stagione. Un’opportunità perché permetterebbe di arricchire la bacheca che negli ultimi 10 anni conta solamente 3 coppe (2 Supercoppe Italiane e 1 Scudetto). Un’opportunità perché significherebbe eliminare gli storici rivali, ancora in lotta per ogni competizione esclusa la prima che si è giocata, ovvero la Supercoppa persa in finale proprio contro il Milan. Un’opportunità perché, vista la classifica di Serie A, garantirebbe una posizione certa in Europa League nella prossima annata. Visto il rischio di rimanere fuori da tutto o di qualificarsi alla modesta Conference League, una piccola motivazione ci deve essere. Piuttosto che niente…

Per alcuni giocatori ci sono 14 partite, forse 15, per dimostrare qualcosa. Per alcuni che il periodo negativo è alle spalle (Maignan su tutti), per altri di rimettersi in corsa e potersi garantire spiragli futuri migliori di quelli attuali (Theo Hernandez, ma non solo). Negli ultimi tempi è scesa vertiginosamente anche la considerazione che il tifoso del Milan ha dei propri beniamini o di quello che resta di loro. Non saranno certo due mesi e mezzo a convincerlo del contrario, ma recuperare del credito nei confronti di chi ha sostenuto, sostiene e sosterrà sempre la causa rossonera diventa un dovere.

Infine Conceicao. La sua parentesi al Milan non sembra destinata a durare oltre giugno, dicevamo, a meno di clamorosi scossoni o di arrivi in dirigenza (direttore sportivo) che stravedano per lui. In questi primi due mesi di avventura rossonera ha iniziato decisamente bene con la Supercoppa Italiana, ma il suo effetto è andato piano piano scemando, così come le prestazioni. Le trame di gioco, le scelte (Jovic a Bologna, ad esempio), le dichiarazioni e alcune scenate non stanno convincendo fino in fondo: ora che avrà tempo di lavorare con la squadra con settimane vuote, ha una grande possibilità anche lui per mettere il proprio timbro. Difficile, non impossibile.

Milan: Sergio Conceição (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Sergio Conceição (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Daniele Minini
Daniele Minini
Giornalista pubblicista, appassionato di sport. 25 anni. Ho studiato lingue, sono laureato in Scienze della Comunicazione e frequento un Master in Giornalismo. Multitasking e sempre pronto a imparare.

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