Milan, adesso inizia la vera stagione: sei in grado di reggerla?

Cinque giornate per conoscersi, sperimentare, sbagliare e correggere. Una prima parte di stagione nella quale Ruben Amorim ha potuto ancora permettersi di cercare il suo Milan, cambiare qualcosa, osservare le risposte dei giocatori e provare a costruire nuove gerarchie. Adesso, però, cambia tutto.

Adesso inizia la vera stagione del Milan. Quella in cui non conta soltanto quanto sia forte la formazione migliore. Quella in cui si gioca ogni tre o quattro giorni, il tempo per allenarsi quasi scompare e la gestione diventa importante quanto la qualità. Quella in cui gli infortuni smettono di essere un’eventualità e diventano una componente con la quale convivere. Quella in cui non basta avere undici titolari: serve avere una squadra. E allora la domanda diventa inevitabile: questo Milan è davvero in grado di reggerla?

Milan, nove partite per cambiare dimensione

La risposta comincerà ad arrivare molto presto. Dalla trasferta contro il Sassuolo parte infatti un ciclo di nove partite in meno di un mese, tra Serie A ed Europa League. Un’accelerazione brutale rispetto al ritmo delle prime settimane e, soprattutto, il primo periodo della stagione nel quale Amorim non potrà più ragionare partita per partita affidandosi quasi esclusivamente agli uomini che considera maggiormente affidabili. Serviranno tutti.

Perché tra una partita e l’altra ci saranno pochi allenamenti veri, tanti recuperi e inevitabilmente qualche rotazione. Qualcuno partirà dalla panchina dopo essere stato titolare tre giorni prima, qualcun altro dovrà giocare senza avere alle spalle settimane di continuità. Qualche altro ancora dovrà, per forza di cose, fare gli straordinari. E ci saranno momenti nei quali una scelta apparentemente secondaria potrà decidere una partita. È questo il calendario delle squadre che vogliono competere davvero. E il Milan, se vuole tornare a considerarsi tale, deve imparare a viverlo senza subirlo.

Saelemaekers ed Estupinan soltanto il primo avvertimento

La sosta ha già presentato il conto. Alexis Saelemaekers si è fermato a Milanello per il problema alla caviglia e dovrà rimanere fuori a lungo, mentre Pervis Estupinan ha accusato un problema al ginocchio durante gli impegni con l’Ecuador. Due assenze contemporanee sulle fasce, certamente. Ma non un’emergenza.

È importante stabilirlo, perché il rischio sarebbe quello di attribuire a queste due defezioni un peso superiore a quello reale. Saelemaekers è stato una risorsa utile soprattutto per la propria duttilità, ma non era diventato un titolare intoccabile del Milan di Amorim. Estupinan ha trovato maggiore continuità, senza però offrire finora un rendimento tale da renderne impensabile la sostituzione. Il problema, semmai, è un altro.

Perdere contemporaneamente due possibilità restringe le rotazioni proprio quando le rotazioni diventano indispensabili. Ed è questa la vera eredità negativa della sosta: non tanto costringere Amorim a reinventare il Milan contro il Sassuolo, quanto sottrargli due carte alla vigilia del momento in cui avrebbe avuto bisogno del mazzo completo. Bartesaghi, Moreira e le altre alternative avranno più spazio. Ma il discorso va molto oltre due singoli nomi.

Non esiste più soltanto il Milan dei titolari

Finora è stato relativamente semplice individuare alcuni riferimenti. Gonçalo Ramos davanti, Pulisic (da ora a pieno regime) nella zona offensiva, Modric a dare ordine, Rabiot a garantire qualità ed esperienza. Intorno a loro Amorim ha provato uomini e sistemi, concedendo contro il Lecce quella maggiore libertà che aveva contribuito a produrre probabilmente una delle versioni più convincenti del suo Milan. Adesso, però, l’undici ideale conta molto meno.

Perché nove partite ravvicinate cancellano rapidamente la distinzione tradizionale tra titolari e riserve. Il giocatore che parte fuori domenica può essere indispensabile giovedì. Quello che gioca novanta minuti in Europa può avere bisogno di respirare tre giorni dopo. Un giovane può trovarsi improvvisamente davanti all’occasione che aspettava da agosto. Ed è proprio qui che si comincerà a giudicare davvero la rosa costruita durante l’estate. Non quando ci sono tutti. Quando qualcuno manca.

Adesso scende in campo il mercato

Fino a oggi il mercato poteva ancora essere analizzato attraverso nomi, cifre, caratteristiche e prospettive. Da questo momento comincia la verifica più importante. Il campo. Perché costruire una rosa profonda non significa avere venticinque calciatori sotto contratto. Significa riuscire a cambiare quattro o cinque uomini senza trasformarsi in un’altra squadra. È probabilmente questa la grande domanda che accompagnerà il Milan nelle prossime settimane.

Quanto è grande la distanza tra il primo e il secondo Milan?

Se Bartesaghi viene considerato pronto per stare stabilmente in prima squadra, questo è il momento di dimostrarlo. Se Moreira rappresenta un investimento importante per presente e futuro, deve poter incidere anche quando aumenta il peso delle partite. Lo stesso vale per Jashari, Loftus-Cheek, Tomori e per tutti quelli che finora hanno vissuto qualche metro più indietro nelle gerarchie di Amorim. Non devono necessariamente diventare titolari. Devono dimostrare che il livello del Milan non crolla quando giocano loro.

Amorim, la sfida più difficile è non cambiare, cambiando

E poi c’è l’allenatore. Amorim ha trascorso l’inizio della stagione cercando di capire quale fosse il vestito migliore per questa squadra. Ha modificato il sistema, concesso maggiore libertà ai propri giocatori e ammesso di aver imparato dall’esperienza inglese quanto possa essere pericoloso diventare prigionieri delle proprie convinzioni.

La flessibilità è stata una delle parole d’ordine di queste prime settimane. Adesso dovrà arrivare il passaggio successivo. Essere flessibili senza diventare irriconoscibili. Perché ruotare gli uomini non può significare ricominciare ogni tre giorni. Il Milan deve arrivare al punto in cui cambiano gli interpreti, magari cambia persino la disposizione tattica, ma non cambiano i principi. È questa la differenza tra una squadra che possiede un sistema e una squadra che possiede finalmente un’identità.

Quanto vale davvero questo Milan?

Per questo Sassuolo-Milan vale molto più dell’inizio di un nuovo ciclo di partite. Apre il primo vero esame della stagione. Non perché a ottobre debbano già arrivare sentenze e nemmeno perché nove partite possano stabilire definitivamente dove arriverà questo Milan. Ma perché, per la prima volta, Amorim dovrà affrontare contemporaneamente quasi tutte le difficoltà che caratterizzano la stagione di una grande squadra. Campionato ed Europa. Partite ravvicinate, infortuni, rotazioni, recuperi, Nazionali appena rientrati, giovani da responsabilizzare e titolari da preservare. È qui che finisce il calcio delle prove e comincia quello delle risposte.

Le prime settimane ci hanno detto che il Milan migliore può essere competitivo. Adesso bisogna capire se può esserlo anche quando non si trova nelle condizioni migliori. Saelemaekers ed Estupinan sono soltanto il primo piccolo ostacolo. Ne arriveranno altri. Fa parte della stagione e sarebbe ingenuo pensare il contrario. La differenza la farà il modo in cui il Milan saprà attraversarli. Perché da qui in avanti non servirà avere soltanto undici giocatori forti. Serviranno una rosa, un’identità e un allenatore capace di conservarla anche quando sarà costretto a cambiare.

La preparazione è finita. Gli esperimenti, almeno quelli fini a se stessi, devono finire con lei. Adesso inizia la vera stagione del Milan. E finalmente scopriremo se questa squadra è stata costruita per reggere il peso di un’annata difficile ma fondamentale.

Milanello: Paulo Barreira, Ruben Amorim (Photo Credit: Valeria Lippera per MilanPress.it)
Milanello: Paulo Barreira, Ruben Amorim (Photo Credit: Valeria Lippera per MilanPress.it)

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