Uno è il gatto, l’altro è la volpe: sono in società. In bocca al lupo, se ti vuoi fidàr

Va bene essere in difficoltà dopo una stagione sul campo fallimentare, ma così anche no. Anche il più ottimista dei tifosi del Milan ha una legittima preoccupazione per quella che sarà la prossima annata sportiva. O peggio, per quello che sarà il futuro del brand rossonero.

MA QUALCUNO SI FIDA DI QUESTO MILAN?

Con tutto il dispiacere del mondo, vi abbiamo riportato su questo sito come gli altri Club stiano lavorando. C’è un Inter che non sa come mettere le mani in pasta nella questione stadio, perché di questo Milan non si sa niente. C’è una Juventus che perde un alto dirigente riconosciuto, ne prende un altro nell’immediato con più esperienza nel calcio italiano e non aspetta tre settimane. C’è un Napoli che si lascia in buoni rapporti con un vincente sulla panchina e che trova l’accordo con un sostituto pronto…ancora vincolato da una società che non alza la cornetta.

Non è narrazione. Il Milan non sta facendo nulla per costruirsi, ed è deprimente. Non ci si può nemmeno arrabbiare per le dichiarazioni generiche del caso, tipo: «Verrà fuori una grande squadra e una società», perché non parla nessun dirigente del fondo che controlla il Club. Data l’epurazione dell’ultima settimana di maggio, sono impliciti ma espliciti i nomi di riferimento. E mentre gli altri ridono e scherzano questi colori, nessun tesserato fa qualcosa per proteggere ciò che sta a cuore a milioni di TIFOSI, non a qualche visitatore casuale visto a San Siro in passato.

PIÙ SI VA AVANTI, PIÙ SI VA INDIETRO

Il no di Ralf Rangnick è l’ennesima occasione per percepire il disfattismo più totale. A differenza del passato, questa volta è comprensibile pensare all’abisso: a un mese esatto dal raduno per l’inizio di una stagione che comprende una competizione UEFA, non c’è un piano su come affrontare le circa 50 sfide che dovranno portare MINIMO all’ambizione Champions League. E il C.T. dell’Austria non è neanche da incolpare, perché anche il candidato può stancarsi di un’azienda immobile dopo un colloquio di lavoro.

Immancabile il paragrafetto sulla questione allenatore, forse la storia più strana di tutte. L’attesa per l’annuncio di Oliver Glasner negli ultimi giorni si stava costruendo con un minimo di fiducia, ma ora si riapre dal tavolo un casting in cui tutti i tecnici selezionati chiedono garanzie al Milan. Risultato della questione? Anche loro si guardano attorno. Forse questi meeting non sono stati brillanti da parte dei selezionatori. 

Non c’è più un punto di contatto tra questo Diavolo e il supporter che ama da sempre. Il popolo è stanco di essere oggetto si sfottò altrui (come successo dalla Lega per ricordare l’iscrizione in Serie A), ma tra uno showman che si diverte al Mondiale mentre evita responsabilità decisionali e un patron molto indeciso su come funzioni la selezione di un area tecnica nel mondo del calcio…la fiducia è ai minimi storici, direbbe un Presidente con la P maiuscola. Ma forse tra i mille temi da allarme rosso è giusto pensare se cancellare o meno l’U23. Priorità.

Ah, a proposito: vergogna ai canali social meneghini per aver “dimenticato” di onorare Silvio Berlusconi. Il Milan non si tifa dal 2022, cari USA.

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