Tare, il Milan nel suo destino. L’uomo giusto nel posto e nel momento sbagliato

In piena fase di disillusione per una stagione che è sempre più votata verso il fallimento, i nomi di Igli Tare e Fabio Paratici continuano a riecheggiare ed essere affiancati alla casella “direttore sportivo” che, in casa Milan, è rimasta incredibilmente vuota negli ultimi mesi, dal punto di vista soltanto teorica, ma in generale negli ultimi due anni dal punto di vista anche pratico. Quella che ci si appresta a vivere nei prossimi mesi sarà l’ennesima rivoluzione, o forse meglio chiamarla solo ricostruzione, dalla parti di Milanello e Casa Milan. Bisognerà capire i rapporti di forza ai vertici della dirigenza, con Giorgio Furlani e Zlatan Ibrahimovic che sembrano essere ai minimi storici in quanto a rapporti per le posizioni di forza all’interno della società. Lo svedese è l’uomo messo da Gerry Cardinale per rappresentare RedBird e prendere le decisioni tecniche più importanti, l’italiano è l’uomo dei conti, ma essendo l’attuale ad non passa nulla senza il suo benestare. Ed è proprio questo ruolo che il buon Furlani è andato a rivendicare negli Stati Uniti, accompagnato da due legali, nell’incontro con il capo del Milan e di RedBird. Vedremo quello che accadrà, ma intanto il Milan ha bisogno di un progetto chiaro, di unità di intenti, ma soprattutto di capire bene chi fa e che cosa, di avere ben chiari i ruoli manageriali e tecnici e di ripartire da certezze e non dalla confusione totale che si è vissuta negli ultimi mesi.

Tare, il Milan soltanto sfiorato. Le analogie e le differenze con il passato

Milan: Zlatan Ibrahimovic, Geoffrey Moncada (Photo Credit: IPA Agency)
Milan: Zlatan Ibrahimovic, Geoffrey Moncada (Photo Credit: IPA Agency)

Zlatan Ibrahimovic, intanto, avrebbe deciso di ripartire da Igli Tare, ex direttore sportivo della Lazio e braccio destro di Claudio Lotito che, in biancoceleste, è stato il vero e proprio numero due del presidente romano per tanti e tanti anni. Tare, che al momento sembra in vantaggio netto su Fabio Paratici e Andrea Berta, con quest’ultimo vicinissimo all’Arsenal, ha costruito, sempre con pochi sodi, squadre forti e competitive, ma ha anche fatto degli errori, soprattutto negli ultimi anni. Il Milan arriverebbe dopo una pausa di qualche anno e quella necessità di ricaricare le pila di cui più volte ha parlato nelle recenti interviste. Il dubbio spontaneo, però, è uno ed uno soltanto: sarà questo il momento giusto per l’arrivo di Tare al Milan? Come tutti ricorderanno, infatti, l’albanese fu vicino al club rossonero già nell’estate 2019 quando, Paolo Maldini, dopo l’investitura di Elliott a capo della parte sportiva e tecnica, voleva affidargli il ruolo da ds. Igli si disse onorato, ma declinò l’invito, decidendo di restare alla Lazio. Maldini virò su Ricky Massara e da lì a breve il Milan tornò in Champions, vinse lo Scudetto e arrivò in semifinale di Coppa Campioni. Ancora prima, però, a gennaio 2014, proprio Tare e Paratici, sembravano essere i preferiti da Barbara Berlusconi, come nuovo ds rossonero, dopo l’addio ad Ariedo Braida. La faida interna tra la figlia dell’ex Presidente e Adriano Galliani, però, si risolse in favore del secondo e, né Tare, né Paratici, arrivarono mai al Milan. Ora, la situazione, undici anni dopo, sembra essere la stessa, con una preoccupante spaccatura interna, questa volta tra Furlani e Ibra, che potrebbe, per volontà del primo, mettere di nuovo i bastoni tra le ruote circa un possibile arrivo di Tare al Diavolo.

Tare, un uomo di calcio che (non) serve a questo Milan

Milan: Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Zlatan Ibrahimovic, Giorgio Furlani (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

La sensazione, però, è che, comunque vadano le cose, la scelta di Tare come nuovo direttore sportivo del Milan, possa essere giusta nella forma, ma non porterebbe a nulla di concreto e nuovo nella sostanza. Il 2014 sarebbe stato il momento sbagliato per arrivare al Milan per l’ex ds della Lazio, così come può esserlo il 2025. A differenza del 2019 quando, esattamente come fatto poi da Massara, Tare avrebbe potuto lavorare fianco a fianco con Paolo Maldini per il bene del Milan e con ruoli prestabiliti e già dichiarati all’inizio. Ora, in questa situazione, con una proprietà assente (Gerry Cardinale non ha mai visto in faccia l’attuale allenatore Sergio Conceicao, solo per fare un esempio), una faida a livello dirigenziale, la confusione di ruoli tecnici e di comando, Tare troverebbe soltanto confusione e poca stabilità o equilibrio. Al Milan serve un uomo di campo come l’albanese, un uomo di calcio, uno che sappia fare mercato e conosca calciatori, direttori sportivi e ambiente, e ben venga davvero l’ex Lazio, ma la mia impressione è che, in questo contesto, farebbe fatica anche lui. Perché in Casa Milan, prima di pensare al nuovo ds e al nuovo allenatore, bisognerà capire bene chi decide, a livello tecnico, sportivo e manageriale, assegnare una volta per tutti ruoli e competenze e avere una stabilità, almeno dal punto di vista decisionale. Ognuno al proprio posto, quindi, con il nuovo ds che possa avere autonomia decisionale, sia nelle scelte che nella costruzione del nuovo Milan. Solo così, Igli Tare potrà davvero essere utile.

Lino Dimitri
Lino Dimitri
Giornalista 35enne, Carmelo Dimitri è iscritto all'ordine dei Pubblicisti dal 2012. Dal 2010 collabora, a vario titolo, e scrive per diverse testate online, nazionali e non. Si occupa di Milan dal Settembre del 2011 e segue il calcio da quando era piccolissimo. Le sue più grandi passioni sono il calcio, il Milan e la scrittura. Attualmente è editorialista di punta nella redazione di MilanPress.it.

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