Nel giorno di Bosnia-Italia, La Gazzetta dello Sport ha realizzato una lunga interista alla leggenda rossonera, Gianni Rivera, che ha parlato di vari temi. A cominciare ovviamente dal Milan.
Le parole di Rivera
«Il cuore è sempre rossonero. Il Milan è una parte bellissima della mia vita. Vent’anni in campo, scudetti, Coppe dei campioni. Modric? È un grande giocatore, un vero talento. Gioca bene, con grande passione, fa quello che si sente. Ai tempi della presidenza Farina, a metà anni Ottanta potevo diventare il tecnico del Milan, poi Berlusconi mi propose di diventare il presidente dei Milan club. Che fare? Ho lasciato, sono entrato in politica, sono diventato parlamentare e ho seguito il Milan da lontano.
Sono pochi gli italiani nel Milan, Bartesaghi e Gabbia, che adesso non sta giocando. Anche il presidente è straniero, in società ormai non credono più alle politiche che creavano, facevano crescere i Baresi e i Maldini. Non nascono i campioni ed è dura senza di loro ottenere grandi risultati. In A i pochi calciatori bravi sono praticamente tutti stranieri. Esclusa l’Inter, credo. Prima i migliori erano quasi tutti italiani e arrivavano con merito in Nazionale. Ora il nostro calcio non crea più i fuoriclasse. La colpa? Soprattutto dei club che, invece di far crescere i ragazzi e portarli ad alti livelli, hanno lasciato tutto in mano ai procuratori.
Io ho esordito in Nazionale a 18anni, eravamo in sette del Milan. Belgio-Italia 1-3, all’Heysel, 13 maggio 1962, amichevole in attesa di partire per il Mondiale in Cile. Il Milan un mese prima aveva vinto lo scudetto, io sono stato convocato con David, Radice, Salvadore, Maldini, Trapattoni e Altafini. Ho giocato con il numero 8. Il 10 era Omar Sivori. Centravanti José Altafini, ha fatto due gol. Josè aveva il gol facile. Ero un 10, cercavo di fare bene il mio lavoro: i lanci e i passaggi. Li ho fatti ad Altafini, Prati, Maldera. E a qualcun altro… Leao? Io lo aiuterei. Farebbe tanti gol, ama attaccare gli spazi, sarebbe la mia freccia ideale», conclude Rivera.


