Guido Magherini, ex centrocampista degli anni ’70 del Milan ma più fortunato in altri lidi in Italia, è stato intervistato dalla Gazzetta dello Sport. Questi i temi che tocca, parlando dei rossoneri.
LA STORIA DI NEREO ROCCO, RIVERA…E QUELLA FATAL VERONA
«Sono cresciuto in rossonero, ho fatto tutta la trafila. Il Paròn mi apprezzava molto. Mi diceva: ‘Stai sempre dietro a Trapattoni, devi fare i passi piccoli come lui’. Eppure, Giovanni era dieci centimetri più basso. Ma è servito, sono cresciuto molto. Il Milan mi prese dalla Rondinella, spendendo 11 milioni. Tantissimi per un sedicenne. E Rocco non perdeva occasione per ricordarmelo: ‘Con tutto quello che ti abbiamo pagato devi volare in allenamento’. E così via tutto il tempo. Sembrava un burbero, ma con me è sempre stato paterno. È venuto anche al mio matrimonio, lui come Rivera».
«Gianni era il Milan. Ci rappresentava in tutto e per tutto. Lui, Trapattoni e Cudicini erano i veri leader del gruppo. Rivera parlava poco, ma quando lo faceva stavano tutti ad ascoltarlo. C’era un senso di rispetto che andrebbe insegnato al giorno d’oggi».
«Fatal Verona? Venivamo da una partita massacrante a Salonicco in Coppa. Eravamo stanchissimi. Ricordo Rocco che protestava per il mancato rinvio della gara. Io ero in camera con Chiarugi, non dormimmo tutta la notte per la tensione. A Salonicco c’erano quattro gradi, a Verona circa quaranta. Sembrava di stare in un frullatore. Mi viene in mente il lungo silenzio dello spogliatoio dopo la sconfitta».



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