Un progetto per ora fallimentare che continua a non vedere una benché minima luce in fondo al tunnel e che si appresta a vivere i giorni, o le settimane, cruciali per capire in che direzione si deciderà di andare a parare. L’ultimo atto di quella che si deve considerare a tutti gli effetti una delle stagioni più fallimentari degli ultimi 40 anni e passa ha avuto come cornice una malinconica amichevole (o poco più) contro un Monza ultimo in classifica e già retrocesso, ma soprattutto la sacrosanta, anche se un po’ tardiva, contestazione dei tifosi rossoneri, con la Curva Sud protagonista di cori contro proprietà e dirigenza, comunicati duri e al vetriolo e un’uscita dallo Stadio al 15′ che ha fatto rumore. Lo ha fatto almeno a livello mediatico, ma ci sono grossi dubbi su quanto possa essere cambiato nella mente di Gerry Cardinale, proprietario del Milan, e della dirigenza che continua a dimostrare di non aver imparato nulla dagli errori del passato. Il progetto, semmai ce ne fosse uno, soprattutto quello per il futuro, parte già con colpevole ritardo e non si può non tenere presente che dalle parti di Casa Milan continuano a contare di più i giochi di potere di chi decide, il business di show e merchandising, piuttosto che i risultati in campo e la voglia di fare davvero il bene del Milan, dei suoi colori, del suo DNA, del suo senso di appartenenza e della brama dei tifosi di avere una squadra che punti a competere per vincere, sia in Italia che in Europa.
Progetto Milan, gli errori del passato non servono a nulla. Ma Furlani predica calma e pazienza

Tutti valori che sono stati clamorosamente venduti a giugno di due anni fa, quando l’attuale proprietà e dirigenza accantonò la figura storica di Paolo Maldini e dichiarò guerra, oltre ad un progetto che funzionava e continuamente in crescita, a tutto ciò che logicamente è amore per il Milan, per la sua storia e la sua maglia. Da quel giorno in poi le redini di club e squadra sono state prese da “tale” Giorgio Furlani, ad dalla brillante carriera da contabile e ragioniere, ma che di calcio non ne ha mai masticato. E, i risultati, si sono subito visti, sia in campo che nell’andamento di un progetto destinato, poi, mese dopo mese, ad essere sempre meno vincente e importante. Nel frattempo, però, dopo una stagione da ottavo posto, una Supercoppa Italiana vinta per caso, due allenatori cambiati e la mancata qualificazione alle competizioni europee, il buon Furlani, incalzato dalle domande di Massimo Ambrosini, prima del match contro il Monza, su Dazn, ha parlato ai tifosi, chiedendo e domandano pazienza, dicendo che il progetto andrà avanti e che le ufficialità arriveranno durante la prossima settimana. Insomma, il Milan non ha fretta. Direttore sportivo e allenatore saranno ufficializzati con calma e il gruppo di lavoro tra Milanello e Casa Milan resterà invariato, come se nulla fosse successo in questi mesi, come se in queste due ultime stagioni le cose fossero andate nella maniera giusta. E, allora, perché sperare che qualcosa possa cambiare? Cosa si può pretendere da chi parla di “tanti errori” in maniera generica senza analizzarne e spiegarne nemmeno uno e senza chiedere mai scusa ai tifosi e tutto il popolo rossonero? Cambiare sì, per non cambiare mai nulla. D’altronde, che non si sia imparato nulla dagli errori fatti in questi mesi, o che non si abbia voglia farlo, era già chiaro e continua ad esserlo. Il progetto Milan, anche per la prossima stagione, è già partito con colpevole ritardo e c’è anche chi predica calma e pazienza.
Tare tre mesi dopo, Allegri? Troppo tardi. Il progetto è già fuori tempo massimo

Nel frattempo, però, abbiamo assistito alla tarantella dei giochi di potere in seno alla scelta del direttore sportivo, con Zlatan Ibrahimovic che aveva già scelto e parlato con Igli Tare ad inizio marzo, per poi essere fermato e scavalcato da un Furlani che, risentito da ciò, è volato in America per parlare con Cardinale, battere i piedi e far presente che al Milan comanda lui, E, così, si è passati da Tare alla quasi ufficialità di Paratici, salvo poi tornare sui propri passi, abbandonare l’ex ds della Juventus e cercare di soffiare D’Amico all’Atalanta e Sartori al Bologna. il giro di valzer, però, non era ancora finito e, così, come se nulla fosse, ecco tornare in auge la figura di Tare che, questa volta, legittimato dalla scelta di chi si sente in grado di giocare sulla pelle del Milan, sarà il nuovo direttore sportivo. Nel frattempo, però, si sono persi quasi tre mesi, un ds libero e che avrebbe potuto cominciare a fare mercato e a lavorare per il bene del Diavolo, è stato ufficializzato con colpevole ritardo ed ora, a fine maggio, si può cominciare a parlare di futuro e a mettere mani seriamente sul progetto Milan. In tutto questo, ovviamente, l’ex ds della Lazio non sappiamo quanta autonomia avrà e a quante persone dovrà rivolgersi prima di prendere una decisione o fare una manovra di mercato. Soprattutto, però, il valzer delle panchine è già cominciato e il Milan rischia di trovarsi, ancora una volta, con il cerino in mano. Allegri sembra essere la scelta, ma ormai il Napoli è avanti, con questi tre mesi fatti passare da chi ci assicurato che stesse già lavorando per il futuro del Milan, ma non ha pensato bene di bloccarlo e assicurarselo. Conte sembra destinato alla Juventus, Italiano resta al Bologna, De Zerbi continuerà in Francia, Sarri non sembra essere compatibile con Tare. E, quindi? Cosa succede? Mancini? Thiago Motta? Insomma, improvvisazione, dubbi e confusione restano padroni di Milanello e Casa Milan e, purtroppo, per ora, non sembra esserci spazio per sogni, speranze e un progetto chiaro e di livello.

