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Pioli e la sua ultima al Milan e a San Siro. Dal coro in suo onore alla contestazione finale, una storia da ricordare

Il 9 ottobre 2019 Stefano Pioli diventa il nuovo allenatore del Milan. La situazione è davvero delicata e molto complicata. I rossoneri in estate erano stati esclusi dall’Europa, la stagione era cominciata con Marco Gianpaolo che aveva perso quattro partite su appena sette giocate in campionato ed era stato esonerato e i tifosi non avevano per nulla colto bene la notizia dell’arrivo del tecnico parmense. Paolo Maldini e Ricky Massara, di concerto con la proprietà (il Fondo Elliott) avevano deciso di affidare la panchina rossonera a Luciano Spalletti, ma l’attuale ct. della Nazionale rifiutò dopo non aver trovato un accordo sulla buonuscita con l’Inter, società con cui aveva ancora un contratto molto ricco in essere e da cui era stato esonerato nel maggio precedente. In quei giorni c’era la pausa per le Nazionali e, fino all’esordio del nuovo allenatore nel match casalingo contro il Lecce, ci furono due settimane lunghissime in cui i tifosi rossoneri contestavano la scelta della società perché la ritenevano poco all’altezza con la storia del Milan, figlia di ambizioni inesistenti e dettata soltanto dalla voglia di navigare a vista e non di far crescere il progetto. Sui social impazzava l’hashtag #Pioliout prima ancora che il tecnico arrivasse ed anche la tifoseria organizzata non aveva preso bene il nuovo allenatore. Poi, arriva il 5-0 di Bergamo, la Pandemia, il ritorno in campo con gli stadi vuoti e il dietrofront societario che decide di dare retta a Paolo Maldini e rinnova il contratto di Pioli, invece di mettere sotto contratto Ralf Rangnick.

Dalla conferma al coro “Pioli is on fire”

Milan: Giacomo Murelli e Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Giacomo Murelli e Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Da lì in poi, soprattutto da quando si rientra in campo nel giugno 2020 dopo lo stop forzato a causa del lockdown imposto dal Covid, la storia di Stefano Pioli al Milan prende tutt’altra piega e, come tutti sappiamo, da allenatore di passaggio diventa il tecnico che riporterà il Diavolo in Champions League dopo sette anni e a vincere uno Scudetto dopo undici. Nel frattempo cambia anche il rapporto con i tifosi. La stagione 2020/2021, infatti, dopo un ottimo fine stagione nei mesi post lockdown, parte alla grande. Il Milan si qualifica ai gironi di Europa League superando tre turni preliminari, tra partite giocate molto bene e tanta sofferenza in altre, ma soprattutto gioca un grande girone di andata in cui si laurea Campione d’Inverno davanti alla favoritissima Inter di Antonio Conte. la squadra gioca molto bene a calcio, gli automatismi sembrano davvero consolidati, il centrocampo riesce ad interdire e costruire e Zlatan Ibrahimovic segna a ripetizione. Non è ancora il Milan di Rafael Leao, ma quello di Ante Rebic e Theo Hernandez sulla corsia di sinistra, di Gigio Donnarumma, di Kjaer e Romagnoli in difesa e di una super mediana composta dai muscoli di Sandro Tonali, dal fosforo di Ismael Bennacer, dalla genialità di Hakan Cahlanoglu e dalla devastante potenza, ma soprattutto dal carisma del “Presidente”, Frank Kessiè. La sintonia con i tifosi sembra essere tornata, nonostante gli stadi siano ancora vuoti e nei pullman che riporta i calciatori a Milano comincia a riechieggiare un coro che poi diventerà celebre e che fa così: “Pioli is on fire”, sulle note di una nota canzone e di un grandissimo successo dance anni ’90 cantata da Gala.

Pioli, la fine della luna di miele e l’ultima partita a San Siro

Milan: Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)
Milan: Stefano Pioli (Photo Credit: Agenzia Fotogramma)

Pioli è al centro del Milan ed ha sempre più in mano lo spogliatoio, oltre ad avere la stima di tutti i tifosi che ormai lo adorano. Quel coro verrà cantato per più di due anni a San Siro prima di ogni partita del Milan, ma non solo. I tifosi la canteranno ovunque e non c’è una discoteca in cui qualche tifoso rossonero non faccia partire il coro in onore del proprio allenatore nel momento in cui il dj suona “Fred from Desire”. Lo Scudetto inaspettato, bellissimo, uno dei più belli della storia del Milan e strappato all’Inter dopo una corsa testa a testa che si chiuse il 22 maggio 2022, rafforza questa magia. Pioli canta e balla il suo pezzo con i suoi tifosi, le strade di Milano si riempiono di milanisti impazziti e il tecnico di Parma è sempre più il Capopolo con il diciannovesimo Scudetto tatuato sul braccio. Da lì in poi, però, soprattutto a gennaio 2023, verso la metà della stagione successiva, le cose cominciano a non girare per il verso giusto. Da “Pioli is on fire” dei tifosi del Milan si passa a “Pioli is on ferie” dei tifosi delle altre squadre, interisti in particolare, che godono nel vedere i rossoneri perdere. Nell’estate 2023 la società decide di far fuori Maldini e Massara, ma lasciare Pioli al suo posto. Una scelta discutibile che logora ancor di più un rapporto che andava chiuso prima, ma soprattutto in un altro modo. Questa stagione vede il rapporto tra Pioli e i tifosi incupirsi fino alla lunga agonia finale. L’allenatore diventa quello dei sei derby consecutivi persi, del derby in casa nostra che consegna lo Scudetto all’Inter, delle conferenze stampa e delle interviste presuntuose e senza un filo logico, con battute e dichiarazioni evitabili e da evitare. La Curva Sud finisce per contestare, restare in silenzio dopo aver deciso da tempo di non intonare più l’ormai celebre, ma dimenticato: “Pioli is on fire”. La storia d’amore è finita da tempo, ma sabato sera, in casa contro la Salernitana ed in occasione della sua ultima partita da allenatore del Milan nel suo stadio, sarà giusto omaggiare ed applaudire un tecnico che ci ha fatto sognare e godere come nessuno negli ultimi dieci-quindici anni e regalargli il giusto tributo prima del saluto finale, questa volta definitivo, questa volta per sempre. E, magari, dedicargli per l’ultima volta quelle note lì ed il suo: “Pioli is on fire”.

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