Il secondo fallimento sportivo consecutivo ha lasciato il segno a Casa Milan, spingendo la proprietà a una svolta radicale. I messaggi fatti filtrare da Gerry Cardinale nelle ultime ore tracciano una linea di demarcazione netta con il passato: d’ora in avanti, il numero uno di RedBird passerà da una gestione del club con modalità “americane” (basata sulla totale delega ai manager e sulla valutazione dei risultati a fine stagione) a un modello decisamente più “italiano”.
Cosa significa concretamente? Come riporta La Gazzetta dello Sport, le scelte e le decisioni strategiche verranno prese in forma molto più diretta. I vari fascicoli societari si fermeranno sulla scrivania di Cardinale fin dalle fasi iniziali. In questo nuovo assetto, i punti di riferimento assoluti della proprietà saranno Zlatan Ibrahimovic (Senior Advisor di RedBird) e Giorgio Calvelli (CEO International di RedBird Development Group), due figure che riferiscono direttamente al tycoon statunitense. Resta più defilato il presidente Paolo Scaroni, il cui raggio d’azione si concentrerà essenzialmente sulla cruciale questione del nuovo stadio del Milan.
Milan, la ristrutturazione è firmata Cardinale: i motivi del ribaltone
La perentorietà del fondo americano è stata evidente anche nelle modalità d’addio con la precedente dirigenza. Le quattro figure licenziate di recente erano tutte dipendenti del club, ma il comunicato ufficiale è stato firmato espressamente da RedBird Capital Partners. Un segnale politico chiaro: la ristrutturazione aziendale passa totalmente dal mondo RedBird.
Questa premessa diventa fondamentale per capire quali saranno i parametri utilizzati per individuare i sostituti. Le cariche vacanti di maggior rilievo per l’immediato futuro del Diavolo sono due: quella dell’Amministratore Delegato e quella del Direttore Sportivo (successivamente si cercherà anche il nuovo capo dello scouting, figura basilare in prospettiva ma meno urgente).
Nuovo AD Milan: il post-Furlani tra bilancio virtuoso e spending review
L’identikit tracciato da Cardinale per il dopo Giorgio Furlani è chiaro. Tra le colpe imputate all’ex AD non c’è sicuramente la gestione finanziaria: il bilancio del Milan è rimasto assolutamente virtuoso negli anni della sua gestione. Il neo Amministratore Delegato dovrà muoversi sullo stesso solco, garantendo esercizi “leggeri” e sostenibili.
Non sarà un compito semplice. Il Milan arriva da una stagione totalmente senza coppe europee e la prossima non potrà contare sui ricchi introiti garantiti dalla Champions League. Per questo motivo, la parola d’ordine a Casa Milan resta una sola: auto-sostenibilità.
Identikit del nuovo DS: budget blindato e svolta generazionale
Il concetto di sostenibilità economica si legherà inevitabilmente al lavoro del nuovo Direttore Sportivo. Chi siederà dietro la scrivania del mercato rossonero dovrà accettare un portafoglio blindato, con margini di manovra ridotti all’interno del budget complessivo, sulla falsa riga di quanto faceva Igli Tare alla Lazio.
Per capire la filosofia di RedBird basta un esempio pratico: se il budget complessivo è 10 e il DS individua un giocatore ritenuto fondamentale che costa 8, quel giocatore non arriverà. Il denaro dovrà essere spalmato in maniera più “democratica” e intelligente tra i vari reparti, anche perché la rosa attuale del Milan è corta e i buchi in squadra sono diversi. Servirà ottimizzare ogni risorsa.
Ecco perché Cardinale cerca una figura fortemente aziendalista, capace di anteporre gli obiettivi del club ai personalismi (le frizioni interne della scorsa stagione sono state individuate come una delle cause del fallimento) e in grado di fare squadra con il resto del management. Infine, un occhio all’anagrafe: la proprietà vuole guardare al calcio del futuro e non a quello del passato. Proprio questo desiderio di forte rinnovamento generazionale è stato uno dei motivi principali per cui si è arenato definitivamente il discorso per un clamoroso ritorno di Adriano Galliani, che pure aveva incontrato Cardinale.


