Una lunga, lunghissima, sosta per le Nazionali ferma il Milan e tutti gli altri club di Serie A. L’occasione, dunque, è giusta per fare un primo mini-bilancio delle prestazioni della rosa rossonera fino a questo momento, dopo sei partite giocate tra campionato e Europa League. Il focus odierno è su Ardon Jashari.
Jashari, da titolare a…
Ardon ha iniziato il campionato 2026/2027 nei primi undici a Torino col Toro. Ha dato l’impressione di esser più incisivo in questo modo di interpretare le gare rispetto al Milan allegriano, in quanto capace di accorciare in avanti con efficacia, tempismo e aggressività. Ha poi tuttavia perso minuti e trovato la maglia da titolare solo contro il Benfica, dove assieme alla squadra ha trovato diverse difficoltà.
In generale la sensazione è che il suo pace ben si sposi con le richieste di riaggressione palla di Amorim, e la partita nella quale il Diavolo è riuscito a pressare di più e meglio è stato proprio contro i Granata. Probabilmente sarà un atteggiamento impossibile da tenere per 90 minuti, ma è un’alternativa interessante da applicare in alcune gare e specialmente in alcune fasi delle sfide. In queste prime battute della nuova annata abbiamo potuto anche apprezzare la pulizia di calcio, coi suoi precisi cambi di campo anche di 50-60 metri.
Jashari stesso il primo non soddisfatto
Avendo giocato da titolare solo due gare su sei sarà il primo a non essere del tutto soddisfatto. Chiaro che la crescita di Musah, lo spostamento di nuovo indietro di Rabiot e la condizione migliorata di Modric, tolgono allo svizzero spazi inevitabilmente e la sua prestazione in Europa League non ha aiutato. Lui in primis ha ammesso di esser stato leggero sullo 0-1 dei lusitani e al di là dell’episodio ha faticato a comandare le operazioni da regista.
Il filotto di partite post pausa nazionali sarà estremamente impegnativo, tra serie A e gare europee vi saranno 9 match in 28 giorni. Va da sè che le rotazioni dovranno allungarsi e Jashari dovrà esser bravo a diventare uno specialista per specifici avversari, ovvero esser il mediano che consente alla squadra un atteggiamento diverso, qualcuno che possa dar ciò che altri compagni di reparti per caratteristiche non possono dare. E quindi corse in avanti per recuperare palla alta, tenendo baricentro alto e reparti corti. È il suo ultimo anno di apprendistato perché desumibile sia l’ultimo di Modric. L’aspettativa è alta, ma c’è fiducia possa crescere proprio con l’aumento di minuti in campo.


