La quarta partita di Europa League, tra Milan e Ferencvaros, aveva una doppia valenza per i rossoneri, anche in termini di importanza. Dare continuità alla vittoria nel derby di sabato sera contro l’Inter e conquistare punti preziosi nella League Phase, dopo due sconfitte nelle prime tre gare.
L’intento di Ruben Amorim e quello della squadra sono comuni e, anzi, crescono e si consolidano settimana dopo settimana. Amorim chiede tempo, ma sa già di avere dalla sua parte la fiducia del patron rossonero, Gerry Cardinale. La sfida contro un Ferencvaros che «non aveva niente da perdere», come raccontato dallo stesso tecnico portoghese nella conferenza stampa pre-partita, era fondamentale. In casa Milan, però, forse non lo si è capito fino in fondo.
Non solo un brutto approccio
Il primo tempo dei rossoneri è parecchio sottotono. Tanto Ferencvaros, voglioso di giocare a viso aperto, e poco Milan, che fatica tanto a impostare quanto a uscire dal pressing degli ungheresi.
Le scelte. Riposo per Pulisic, Modric e Moreira. In campo, tanto per cambiare, Rabiot e Gonçalo Ramos, i due veri intoccabili di Amorim. Scelte che, però, durano soltanto un tempo: a inizio ripresa entrano sia Pulisic sia Moreira, mentre al 60′ arriva anche il momento di Modric.
Torriani croce e delizia
La notte di San Siro è stata anche quella di Lorenzo Torriani, chiamato a sostituire lo squalificato Mike Maignan. Lo aveva già fatto in passato, ma sempre in Coppa e mai dal primo minuto: tre presenze, tutte da subentrato. La crescita del classe 2005 è evidente.
La prima parata arriva dopo appena tre minuti, su un pallone rimasto nei pressi dell’area piccola. La seconda al 27′. Poi altri due interventi, uno con i piedi e l’altro a mano aperta, a confermare una prima frazione di gara di buon livello.
Quanto di ottimo fatto nel primo tempo dal portiere rossonero si spegne, però, nella ripresa. L’errore di lettura sul retropassaggio spalanca la strada al vantaggio degli ospiti: Torriani non riesce a intervenire e il Ferencvaros fa 0-1. Il giovane portiere rossonero non ha invece responsabilità sul raddoppio.
Non esiste continuità
Ancora una volta il Milan non riesce a dare seguito a una grande prestazione. Dopo il derby, ci si aspettava una squadra capace di confermare quanto di buono mostrato contro l’Inter, ma a San Siro è arrivata una nuova battuta d’arresto. Il problema non riguarda soltanto il risultato: è la difficoltà di presentarsi con la stessa mentalità e la stessa determinazione quando cambia la competizione, o comunque quando le partite sono così ravvicinate. È proprio in queste occasioni che una grande squadra deve dimostrare di esserlo davvero: il Milan continua a perdere occasioni per fare quel salto di qualità che ancora manca.
Bocciata anche la prova di Rabiot, per la prima volta con la fascia da capitano al braccio. Il francese, uno degli uomini di maggiore esperienza e personalità della rosa, non è riuscito a trascinare la squadra in una serata negativa, per lui come per tutti
Ripartire da qui
«È difficile dire qualcosa. Semplicemente non eravamo pronti a giocare a calcio. Non abbiamo fatto il salto dal derby, in un’altra competizione, a questa sera con l’Europa League. Quando giochi con la maglia del Milan hai una responsabilità e non puoi presentarti così. Forse è colpa mia, non ho fatto in modo che la squadra scendesse in campo pronta».
Le parole di Ruben Amorim nel post-partita raccontano bene la delusione per una prestazione difficile da spiegare. Il tecnico portoghese si assume le proprie responsabilità, ma il problema resta evidente: il Milan non può permettersi di alternare prove di grande livello (come quella del derby) a serate come quella contro il Ferencvaros.
Il percorso è ancora in costruzione, ma sono proprio queste partite quelle che dovrebbero consolidare un’identità e la gestione nelle diverse situazioni. La notte di San Siro lascia più dubbi che certezze e riporta il Milan davanti ai propri limiti. La certezza è una: per diventare grandi servirà ancora tempo. Tanto tempo.


