Questo Milan non sembra una squadra costruita per affrontare il turnover. Quando Ruben Amorim cambia troppi interpreti, la formazione perde orientamento, certezze e capacità di esprimere il proprio gioco. Il sistema non è ancora abbastanza consolidato da rendere intercambiabili i suoi protagonisti: tolto un elemento, il rendimento cala; sostituiti più titolari contemporaneamente, la squadra rischia di perdere completamente la propria identità. E’ questa l’analisi dell’edizione odierna de La Gazzetta dello Sport.
La sconfitta contro il Ferencvaros rappresenta la quarta dimostrazione di un problema ormai evidente. Le rotazioni erano state decise per gestire le energie in vista dei prossimi impegni, ma il risultato è stato una prestazione senza intensità, soprattutto nel primo tempo. Difficile parlare di semplice flessione dopo il derby: una vittoria così importante avrebbe dovuto alimentare entusiasmo e fiducia, non compromettere il rendimento europeo.
Milan, le seconde linee non convincono: troppa differenza con i titolari
La formazione schierata da Amorim era stata profondamente modificata. In porta, Torriani ha giocato per necessità, vista la squalifica di Maignan. Il giovane portiere ha avuto responsabilità sul primo gol subito, contribuendo a rendere ancora più complicata una serata già negativa. Ma sarebbe ingeneroso attribuire a lui le colpe di una prestazione collettiva insufficiente.
Non ha convinto neppure Alphadjo Cissé, reduce dalla prima convocazione in Nazionale ma incapace di lasciare il segno per più di un tempo. La differenza tra i titolari e le alternative a disposizione del tecnico portoghese è apparsa troppo marcata, tanto da rendere sempre più evidente la necessità di intervenire sul mercato di gennaio per ampliare le possibilità di scelta.
In difesa, le rotazioni hanno coinvolto Terracciano e Diawara: il primo ha offerto una prestazione negativa, mentre il secondo è stato discontinuo. Anche Bartesaghi ha faticato, risultando poco incisivo in fase offensiva e poco convincente quando è stato chiamato a difendere.
A centrocampo, Jashari ha sostituito Modric in cabina di regia senza riuscire a garantire la stessa qualità nella gestione del pallone. Ancora peggio ha fatto Musah, tra i primi giocatori a essere richiamati in panchina. L’unica nota relativamente positiva tra le seconde linee è stata Hutchinson, rimasto in campo fino al termine e apparso meno in difficoltà rispetto ai compagni, soprattutto nella ripresa.
Quattro bocciature per Amorim: da Benfica a Ferencvaros, il turnover è un problema
Quella contro il Ferencvaros non è una bocciatura isolata. Il Milan aveva già mostrato difficoltà nella gara d’esordio europea contro il Benfica, per poi fallire anche il successivo esame sul campo del Bournemouth.
In Inghilterra l’espulsione di Maignan e il doppio svantaggio maturato su rigore avevano compromesso la partita, ma la differenza di ritmo e intensità tra le due squadre era risultata evidente anche prima dell’inferiorità numerica. Un’altra prestazione insufficiente, dunque, che aveva già sollevato interrogativi sulla capacità del Milan di affrontare gli impegni europei con una formazione diversa da quella titolare.
Anche contro il Bologna le rotazioni non avevano prodotto i risultati sperati dal Milan. Gli infortuni di Gila, Moreira e Rabiot avevano costretto Amorim a schierare una formazione insolita, con Pulisic e Modric inizialmente lasciati a riposo proprio nell’ottica di gestire le energie. Anche in quell’occasione, però, la squadra aveva mostrato limiti evidenti.
Quattro prove, quattro segnali negativi. A questo punto appare difficile immaginare che il tecnico portoghese voglia insistere con rotazioni così profonde. La lezione sembra ormai chiara: questo Milan non può permettersi di cambiare troppi elementi contemporaneamente.
Mercato di gennaio decisivo per ampliare le alternative
Amorim dovrà probabilmente rivedere la propria gestione delle risorse. La squadra può sostenere qualche sostituzione mirata, ma non sembra ancora pronta a rinunciare contemporaneamente a diversi titolari senza perdere equilibrio e qualità. Il problema non riguarda soltanto le scelte dell’allenatore, ma anche la composizione della rosa. La distanza tra il gruppo dei titolari e quello delle alternative è troppo ampia e rischia di diventare un limite nella gestione di una stagione ricca di impegni.
Per questo il mercato invernale potrebbe assumere un’importanza particolare. Al Milan servono alternative realmente affidabili, capaci di garantire un rendimento vicino a quello dei titolari e consentire ad Amorim di gestire le energie senza compromettere l’identità della squadra. Fino ad allora, le rotazioni dovranno essere ridotte al minimo: qualche intervento mirato nell’ingranaggio, non una rivoluzione dell’undici iniziale. Altrimenti il rischio è quello di perdere nuovamente la strada.


