Kyle Walker è stato il primo dei cinque acquisti di spessore fatti dal Milan per migliorare la rosa. “Secondo me adesso la squadra è più forte” ha risposto Ibrahimovic alla domanda di un giornalista, durante la conferenza stampa di presentazione di Santiago Gimenez, che chiedeva se secondo lui i rossoneri si fossero così rafforzati.
L’inglese è arrivato a Milano tra la gioia di chi ha visto arrivare un campione del suo calibro, e lo scetticismo di chi si chiedeva se potesse ancora essere un top player. Le prime due gare, specialmente quella contro l’Inter (giocata anche a ritmi più alti di quella di ieri con la Roma), hanno già lasciato addito ai primi giudizi (positivi).
Walker è in forma, sta fisicamente e mentalmente bene, e si è visto in una serie di situazioni. Sempre tra i primi a festeggiare i gol dei suoi compagni, spesso cercato nelle situazioni difficili e nei – pochi – casi in cui ha commesso degli errori ha prontamente risposto con un recupero. Per non parlare della radio sempre accesa in campo, proprio come Maignan: il numero 32 parla sempre e si fa sentire da tutti.
Insomma, il dubbio era quello: può ancora giocare ad altissimi livelli? Sembrerebbe proprio di si. Esordire in una partita sentita come il Derby di Milano in quel modo è da veri campioni, e probabilmente non aveva neanche bisogno di dimostrare qualcosa. Le sue qualità calcistiche sono di dominio pubblico, restava solo da determinare l’aspetto mentale (anche per le vicissitudini della sua vita privata, in cui non ci addentreremo), che sembrerebbe intatto.
Ma Kyle Walker non ha portato beneficio solamente alla fascia destra, che da tantissimi anni soffriva e poteva anche essere considerata come “il punto debole“, ma anche ai suoi compagni. Un’altra delle motivazioni per cui la dirigenza l’ha individuato come profilo ideale. Tra i tanti problemi e tra le scelte di mercato più contestate, quella che forse ha fatto più discutere è stata proprio quella di non sostituire due figure importanti e di esperienza dello spogliatoio come Giroud e Kjaer. Il passo indietro fatto dai vertici non è da tutti.
LA TOMORI-WALKER FUNZIONA
Con il terzino inglese è stato colmato quindi più di un gap. Tra tutti, chi – per quanto in due partite sia difficile giudicare – sembrerebbe averne tratto più beneficio è Fikayo Tomori. Per più di un mese il numero 23 rossonero è stato sotto i riflettori del calciomercato: la società aveva accettato diverse offerte, ma il giocatore stesso ha rifiutato il trasferimento alla Juventus e al Tottenham.

Prima nel Derby e poi contro la Roma, Tomori sembrerebbe non solo essere tornato agli altissimi livelli dell’anno del tricolore, ma addirittura meglio. Il suo problema è stato spesso la continuità. Ora il suo dovere per riprendersi il Milan sarà quello di mantenere questi standard nelle prestazioni. Sarà anche un fattore di lingua, ma sembrerebbe che i due inglesi si capiscano perfettamente e si completino a vicenda.
Se i propositi sono questi, potranno certamente essere un fattore decisivo per aiutare questo Milan a riagguantare quel quarto posto che non salverebbe solo la stagione, ma permetterebbe poi al Milan di investire ancora in estate, cosa che in caso di non qualificazione alla prossima Champions League potrebbe risultare difficile, anche se ugualmente necessario.
La dirigenza il lavoro l’ha fatto, molto bene per giunta, ora sta ai giocatori dimostrare il loro valore e far sorridere nuovamente un San Siro che, per troppi mesi quest’anno, ha solo fischiato.


