L’ex rossonero Angelo Carbone ha rilasciato un’intervista al Corriere di Bari per ricordare Franco Baresi. Di seguito le dichiarazioni di Carbone.
Carbone su che ricordi ha di Baresi
«Non so da dove iniziare. In questo momento mi passano davanti agli occhi tante situazioni legate a un giocatore incredibile, un campione assoluto: carismatico, leader, capitano. Credo sia stato forse il più forte difensore che abbia mai visto; del resto, la storia lo dice, i titoli vinti anche».
Su com’era a livello umano
«A livello umano era una persona eccezionale, riservata e rispettosa. Bastava uno sguardo per capire che cosa cercasse: era uno di quelli che non parlano, ma agiscono. Un esempio. Tra l’altro avevo un bel rapporto con lui.
Nell’ultimo periodo, da quando aveva iniziato a stare male, gli scrivevo: “Allora, capitano, come stai? Forza”. Mi ha sempre risposto, nonostante la sua situazione e il suo carattere riservato».
Sull’abbraccio per il suo gol col Brugge
«In quella circostanza era il capitano della squadra. Quel gol valse la qualificazione alla semifinale, quindi si può capire che cosa rappresentasse e cosa sia per me ricordarlo ora».
Se ha un aneddoto che pochi conoscono
«Più che un aneddoto, ricordo il nostro rapporto sincero e amichevole. Quando ero responsabile del settore giovanile, lui, in qualità di presidente e club ambassador, spesso mi chiamava e veniva a trovarmi. Gli faceva piacere starmi vicino e capivo che dall’altra parte c’era una persona che mi stimava».
Sui suoi consigli più preziosi
«Da lui c’era soprattutto da imparare osservandolo. Se eri intelligente, lo guardavi nel suo modo di fare e capivi che era una risorsa in tutto: nei comportamenti, negli aspetti tecnici e nei valori».
Su quale eredità lascia
«Lascia un ricordo immenso, perché incarnava il Milan e il Milan incarnava lui. Quando parli del Milan, parli di Baresi; quando parli di Baresi, parli del Milan. È stato un esempio di lealtà e di valori, oltre che come giocatore. Oggi i bambini vogliono diventare Messi o Ronaldo; ai suoi tempi tanti sognavano di essere Baresi. È stato qualcosa di incredibile».


