Il mondo del calcio si stringe attorno alla famiglia Baresi e al Milan per la scomparsa del grande Franco. Non solo i Club, ma anche ex grandi giocatori hanno voluto ricordare lo storico numero 6 rossonero. Paolo Di Canio ha ricordato a Sky Sport il suo passato meneghino insieme alla leggenda con un rispetto assoluto.
Di Canio ricorda Franco Baresi
«Se io adesso poi caratterialmente sono diventato uno che richiede molto a se stesso e anche da commentatore, voi lo vedete, richiedo e per questo mi arrabbio quando sento degli accrescitivi o dei superlativi. È proprio per queste figure che noi dovremmo ricordare in vita. Poi però va bene anche così, quando se ne vanno che gli rendiamo onore e gli facciamo questo tributo che noi a Sky stiamo facendo in modo meraviglioso, mi emoziono ogni volta che accendo e vedo qualcuno che ne parla così come è successo in passato per altri campioni perché almeno qualcuno possa rimanere dentro i ragazzi e dentro quelli che magari dimenticano presto, anche per voi giornalisti un po’ più giovani. Capisco la modernità, io cerco di analizzare tutto quando accade qualcosa del genere, quando si usano dei termini per alcuni giocatori che ancora non hanno neanche fatto un lancio perché la modernità porta a questo. Secondo me si offende questa realtà. Questi che sono stati campioni che da assoluti protagonisti hanno vinto e hanno fatto vincere lui 6 scudetti, 3 coppe dei campioni, 2 coppe intercontinentali, 3 supercoppe europee, 4 supercoppe italiane sempre e assolutamente da incredibile protagonista. Poi uno potrebbe ricordare che col Barcellona 4-0 non c’era ma ha portato in finale quella squadra. Sono sottigliezze, ma ha incendiato i cuori di tutti, li ha resi ancora più forti. Io credo che tutti debbano riconoscere a lui, da quando lui ha esordito e hanno avuto la possibilità di giocarci a fianco, chi 20 anni, chi 12 anni, chi 13 anni, chi 5 anni, e come me 2 anni, a me ha condizionato molto e assolutamente nel modo più positivo. E la cosa però che mi voglio portare dietro di lui non solo queste immagini belle da giocatore è che tutti lo vedevano, è sempre stato così un po’ severo anche alla fine della sua carriera, perché sempre molto un po’ alle sue, un po’ introverso e quasi quasi non burlone. Sicuramente non era lui che faceva gli scherzi, però una cosa che mi fa star bene è che con me in quegli attimi era severo perché diceva non è il momento di scherzare neanche sul pullman quando si parte da Milano per arrivare poi a San Siro. Però quando eravamo in tournée in Cina e questa cosa mi fa sorridere e mi riempiva il cuore, perché quando dovevamo andare a fare un giorno ed eravamo in giro il pomeriggio, avevamo vinto lo scudetto eravamo in Cina e dovevamo andare alla grande Muraglia, mi ricordo che mi disse ‘Paolo devi venire con me’ perché voleva comunque svagarsi e divertirsi. Eravamo io, lui e Roberto Donadoni. Ho una foto che io custodisco in modo molto geloso. Ce n’è un’altra che nessuno si aspetterebbe mai. Cioè lì già mi piaceva fare un po’ i pesi…Siamo io e lui a bordo piscina che facciamo la posa da culturisti con il braccio esposto che lo contraiamo, un po’ con le gambe come dei bodybuilder. E lui che sorride a squarciagola, che si mette in posa. Perciò un aspetto di Franco che nessuno conosce, che io ho avuto la possibilità di vedere sicuramente come tanti altri calciatori nell’intimo, che mi porto sempre nel cuore».
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