Ci sono gol che valgono molto più del risultato finale. È il motivo per cui si giocano le amichevoli estive. Non solo per mettere benzina nelle gambe in vista della stagione che verrà ma per cambiare storie, destini, vite… di chi ha già un percorso segnato ma che a un tratto se lo vede svoltato. La doppietta di Francesco Camarda contro il Celtic non è di certo quella che ti fa saltare dal divano in un caldo pomeriggio estivo come magari puoi fare in una notte di Champions League, ma potrebbe dire qualcosa di molto più importante.
Una domanda che in molti si fanno da tempo, è tornata di spaventosa attualità dopo il ritorno al Milan del giovane attaccante e soprattutto dopo il rinnovo fino al 2031: e se questa fosse davvero la stagione di Francesco Camarda?
A pochi chilometri c’è Pio Esposito
Il dualismo è nato quasi in maniera automatica. Milan e Inter. Attaccante e attaccante. Giovane e giovane. Camarda e Pio Esposito. Se ci spostiamo di qualche chilometro, e neanche, sull’altra sponda di Milano c’è un chiaro esempio che il Milan potrebbe avere l’umiltà di seguire. Dodici mesi fa Pio Esposito tornava da un prestito in Serie B da 19 gol in stagione con la maglia dello Spezia.
Tanta roba, talmente tante che ha convinto tutti in casa nerazzurra. Nessun altro prestito, lasciato ad Appiano a crescere dietro l’ingombrantissima presenza di Lautaro Martinez e Marcus Thuram. Due titolari, due intoccabili, due dei più forti del campionato. Dovere di cronaca, anche se siamo su MilanPress.it essere obiettivi sta alla base di chi fa questo mestiere.
Tornando al discorso Pio… beh, inutile starci a girare intorno, la fiducia datagli da Chivu e le rotazioni fatte in stagione sono state la svolta nella carriera del ragazzo. 10 gol tra campionato, Coppa Italia e Champions League ma soprattutto la consacrazione di un giovane italiano che ha sfruttato al meglio le sue (prima) poche occasioni, per convertirle in tante, tantissime, anche da titolare. E allora ci poniamo un’altra domanda: perché il Milan non può far sì che possa accadere lo stesso con Camarda?
Camarda ha già fatto il suo apprendistato
L’errore più grande sarebbe considerare Francesco Camarda ancora un ragazzino da proteggere. Lo è anagraficamente, ma calcisticamente ha già vissuto esperienze che molti suoi coetanei possono soltanto immaginare. Specie in Italia. Ha esordito in Serie A a quindici anni, ha respirato la Champions League, ha conosciuto il calcio dei grandi e nell’ultima stagione ha trovato il suo primo gol in Serie A. Deve solo trovare (e soprattutto, avere) un po’ di continuità. Proprio come successo a Pio Esposito.
Si deve mandare per forza in prestito? O può anche giocarsi le proprie carte al Milan? La doppietta contro il Celtic non cambia improvvisamente il suo valore. Così come la prossima amichevole giocata sottotono non vorrà dire che è acerbo. Piuttosto ricorda una cosa che ogni tanto si tende a dimenticare: il talento, quando è autentico, continua sempre a bussare.
Il Milan di Amorim potrebbe essere il posto giusto
C’è poi un altro aspetto che rende questa stagione diversa dalle precedenti. Sulla panchina del Milan oggi siede Ruben Amorim, un allenatore che durante la sua esperienza allo Sporting ha costruito gran parte dei propri successi valorizzando giovani calciatori e inserendoli gradualmente in un contesto competitivo. Nessuno pretende che Camarda giochi trenta partite da titolare. Ovviamente. Il titolare è e sarà Gonçalo Ramos, anche cifre alla mano. Sarebbe un errore però spedirlo ancora in prestito senza una convinzione assoluta.
Tre competizioni fanno sì che ci sarà bisogno di un ricambio, di caratteristiche diverse in base alla partita, di quella freschezza che solo i giovani hanno. Insomma fanno sì che ci sia bisogno di Camarda. Di occasioni, inevitabilmente, ce ne saranno. Ed è proprio lì che Camarda dovrà farsi trovare pronto.
La doppietta contro il Celtic non può bastare per cambiare il suo destino, ma può rappresentare un indizio. E gli indizi, nel calcio, spesso anticipano le grandi storie. Dodici mesi fa Pio Esposito sembrava destinato a un ruolo marginale invece ha conquistato l’Inter partita dopo partita. Forse è arrivato il momento che anche il Milan abbia il coraggio di fare lo stesso.
Perché i grandi talenti non crescono soltanto giocando lontano da casa. A volte crescono proprio restando dove sono nati, imparando ogni giorno dai compagni più forti, aspettando con pazienza il proprio momento e facendosi trovare pronti quando quel momento arriva. E se davvero questa fosse la stagione di Francesco Camarda, il Milan farebbe bene a non accorgersene troppo tardi.



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