Ripetiamo insieme: non vincere lo scudetto non sarebbe un fallimento. Questa è la frase che deve risuonare nello spogliatoio del Milan come un mantra da qui a fine stagione. Non per togliere ambizioni a dei ragazzi giovani che si giocano un campionato, bensì per togliere una pressione che da quando la squadra si trova stabilmente nella parte alta della classifica sembra essersi radicata nella testa e nelle gambe dei giocatori. Forse un po’ si soffre di vertigini, gira la testa a vedersi lassù dopo un anno travagliato, soprattutto per qualcuno che così in cima nella sua carriera non ci è mai stato.
Basso profilo e poche aspettative: il Milan vince così
Il Milan storicamente ha dato il meglio di sé stesso quando nessuno si aspettava nulla. Una squadra che partiva con gli sfavori del pronostico che poi si è ritrovata trionfante. Vedi 2022 e anche qualche anno più indietro nel tempo. Quando invece i rossoneri dovevano vincere per forza, spesso – per non dire sempre – è andata male.
Già, quel “vincere per forza” che quest’anno, dopo essere arrivati al giro di boa tra la prima e la seconda posizione in classifica, inizia a risuonare negli ambienti pallonari e non solo. Un delitto perdere l’occasione del non giocare le coppe e non ripercorrere le orme del Napoli dell’anno scorso. I paragoni si rincorrono dall’inizio della stagione. Un rischio gigantesco che i tifosi non hanno calcolato e che potrebbe essere un boomerang per il club. Spesso l’ossessione di vincere può toglierti quelle energie mentali per compiere il passo decisivo. Un po’ come il “braccino” dei tennisti.
Il mix tra esperienza e gioventù che fa bene al Milan
Per giocatori che non hanno mai vissuto situazioni di alta classifica questo può essere deleterio e controproducente. Caricarli di pressioni a cui non sono abituati non li farebbe rendere al meglio in campo e il calo di prestazioni e risultati riscontrato soprattutto contro le piccole è un chiaro segnale.
Giocatori come Maignan, Rabiot, Modric, lo stesso Leao, Pulisic, potrebbero fare da parafulmine per i più giovani Bartesaghi, Jashari, Ricci, Athekame. Il solito mix tra esperienza e gioventù, che ogni squadra ha o punta ad avere, deve essere il marchio di fabbrica di questo Milan.
Tra obiettivi dichiarati e quelli nascosti…
Sin dalla prima conferenza stampa Allegri ha messo in primo piano quello è che l’obiettivo principale suo e della squadra: ritornare in Champions League. Uno e uno solo. Troppo importante in campo e fuori. Da un lato il prestigio per una squadra come il Milan di partecipare alla competizione più importante, quella che una volta era casa. Dall’altro l’aspetto economico da non sottovalutare e che nessuno ha mai negato.
Fare di necessità virtù, però, è diventata una frase simbolo di questo e del passato Milan. E allora perché non sognare, con una classifica così, anche qualcosa di più ambizioso di una semplice qualificazione in Champions? Senza pressioni, senza pensare a un fallimento qualora non ci si riuscisse, ma tenerlo lì acceso, come obiettivo nascosto ma non troppo, per dargli un’occhiata se capita e caricarsi un po’. Perché in fondo non vincere uno scudetto non è sempre sinonimo di fallimento.



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