C’è un vecchio adagio nel calcio che dice: “Il campo non mente mai”. E questa mattina, quello del “Luigi Ferraris” di Genova ha dato un messaggio chiaro. Lo ha fatto nel momento più delicato della stagione, quando tutto il mondo Milan sembrava sul punto di crollare. Ed invece, la vittoria per 2-1 contro il Genoa non ha significato soltanto tre punti pesantissimi nella corsa Champions: è stata soprattutto un messaggio. Forte, chiaro, diretto.
Perché arrivato dopo tre partite in cui i rossoneri avevano raccolto appena un punto, mettendo a serio rischio quanto ottenuto nella prima metà ed oltre del campionato. Arrivato, soprattutto, dopo giorni avvelenati da indiscrezioni, processi, retroscena e presunte guerre interne. Arrivato dopo una settimana in cui attorno al Milan si è parlato più di scrivanie che di campo, più di rivoluzioni estive che di una qualificazione europea ancora tutta da conquistare.
E invece, proprio nel caos, il Milan ha trovato ordine
Dopo la sconfitta contro l’Atalanta, Massimiliano Allegri e Igli Tare hanno scelto la strada più difficile e allo stesso tempo più semplice: isolarsi. Portare la squadra in ritiro, fare quadrato, staccare il gruppo dal rumore esterno. Una decisione che qualcuno aveva considerato una mossa disperata, quasi anacronistica. I fatti, però, hanno dato ragione a chi ha voluto quel confronto serrato: a Marassi si è visto un Milan diverso da quello dell’ultimo mese. Non perfetto, certo, non dominante, ma compatto. Concentrato. Vivo.
Una squadra che ha saputo soffrire nel primo tempo, indirizzarla subito nel secondo e restare dentro la partita mentalmente anche dopo il fortunoso gol genoano. Genoa che nei dieci minuti di recupero non ha mai creato pericoli al Diavolo, che anzi per due volte è andato vicino al tris. Tutto questo è successo davanti alla società al completo. Tutti presenti. Compreso Gerry Cardinale. Il calcio non cancella le difficoltà in novanta minuti. Le riflessioni sul futuro restano, le voci di rivoluzione non spariranno domani, il calciomercato e i bilanci faranno il loro corso e il destino di molti protagonisti resta tutto da scrivere.
C’è un tempo per programmare il domani e uno per difendere l’oggi
Ma, in terra ligure, il Milan ha dimostrato di saper fare la cosa più importante: essere una squadra di calcio prima che un’azienda. È probabile che in estate si vada incontro a cambiamenti importanti. Gli ennesimi di questi tormentati anni, con l’addio di Tare che appare sempre più possibile e con lo stesso Allegri ancora in bilico. Ma c’è un tempo per programmare il domani e uno per difendere l’oggi. E oggi il Milan aveva bisogno soltanto di una cosa: restare unito e vincere.
Hanno provato a farlo i dirigenti, presentandosi compatti nel momento della tempesta. Lo ha fatto l’allenatore, proteggendo il gruppo. Lo hanno fatto soprattutto i calciatori, bravi, come ha dichiarato Rabiot a fine partita, «a non ascoltare cosa si diceva fuori, per stare concentrati e sereni». Perché vincere a Genova, in questo clima, quando hai solo e tutto da perdere, non era per niente scontato. E forse proprio per questo vale doppio. Ora si tenga alta l’attenzione nei prossimi sette giorni e si completi l’opera a San Siro contro il Cagliari.



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