Il casting per il nuovo allenatore del Milan è ormai entrato nella fase decisiva. Gerry Cardinale e Zlatan Ibrahimovic vogliono chiudere entro una decina di giorni e il club sta accelerando sia sul fronte tecnico sia su quello dirigenziale. Le scelte, infatti, restano strettamente collegate: prima il direttore sportivo o il responsabile dell’area tecnica, poi l’allenatore. Ed è proprio qui che emergono due correnti ben precise all’interno del Milan: due visioni diverse del club e, soprattutto, due modi differenti di intendere la ricostruzione del progetto.
Rangnick-Jaissle: il modello Red Bull
La prima strada porta a Ralf Rangnick, il profilo preferito da RedBird per guidare l’area sportiva rossonera. Il dirigente tedesco, già accostato al Milan nel 2020. E se la scelta dovesse ricadere su di lui è molto probabile che venga scelto Matthias Jaissle per la panchina. Trentotto anni, tedesco, ex Salisburgo e quindi cresciuto nell’universo Red Bull, oggi allena l’Al Ahli in Arabia Saudita, dove ha conquistato due Champions asiatiche consecutive allenando anche l’ex rossonero Franck Kessie.
Jaissle sarebbe fortemente interessato al Milan e diventerebbe un candidato molto concreto nel caso in cui Rangnick e Cardinale trovassero un’intesa definitiva. Resta però da capire la questione legata alla liberazione dal contratto con l’Al Ahli, valido fino al 2027. Più che una semplice scelta tecnica, quella Rangnick-Jaissle rappresenterebbe soprattutto una direzione precisa: una struttura calcistica vicina al modello Red Bull, con forte centralità dell’area sportiva e una visione più internazionale e progettuale.
L’alternativa: Planes-Pochettino
L’altra corrente porta invece a una struttura diversa con più esperienza sulle panchine, si tratta di Ramon Planes come figura dirigenziale e Mauricio Pochettino tra i principali candidati come allenatore. Furlani e Moncada hanno già incontrato il ct degli Stati Uniti nei giorni scorsi e il suo nome continua a piacere molto anche a Gerry Cardinale.
I rossoneri hanno sondato anche altri profili internazionali: Andoni Iraola e Oliver Glasner. Una tendenza, quella degli allenatori stranieri, che ormai sembra definire chiaramente la direzione del Milan. Non è soltanto una scelta di mercato, ma quasi una linea strategica: l’idea di affidarsi a profili esteri, spesso più legati a modelli di gioco e strutture già consolidate fuori dall’Italia, piuttosto che a soluzioni interne al contesto della Serie A.
La variabile Mondiale
Su entrambe le correnti pesa la stessa incognita: il Mondiale 2026. Rangnick guiderà l’Austria, mentre Pochettino sarà impegnato con gli Stati Uniti nella competizione casalinga. Una situazione che inevitabilmente rischia di complicare tempi e programmazione in un’estate in cui il Milan riparte praticamente da zero.
Ed è forse proprio questo il punto più interessante dell’intera vicenda. Perché il Milan non sta soltanto scegliendo un allenatore. Sta cercando di capire quale identità dare al proprio futuro. Da una parte un modello più vicino all’universo Red Bull, dall’altra una struttura più tradizionale e internazionale. In mezzo, la necessità di ricostruire velocemente dopo una stagione deludente. La sensazione è che, questa volta, il Milan non possa permettersi mezze scelte.


