Un campionato dominato. Dall’inizio alla fine. Contro tutti. La stagione del Milan poteva essere questo. E invece racconta un’altra storia. Una storia particolare di una squadra che è riuscita a fare spesso punti difficili negli scontri diretti ma che poi si è persa letteralmente in un bicchiere d’acqua contro alcune squadre della parte destra della classifica.
Se si osservano i numeri, la fotografia diventa ancora più evidente: negli scontri diretti contro le prime 7 in classifica il Milan ha raccolto 5 vittorie e 4 pareggi, un bottino da squadra dominante. Tra questi risultati spiccano i due derby vinti 1-0 contro l’Inter, pesantissimi non solo dal punto di vista simbolico ma anche in chiave classifica. Già perché come dice qualcuno il campionato è aperto solo perché il Milan è riuscito a frenare per ben due volte l’Inter, altrimenti la squadra di Chivu avrebbe già festeggiato il ventunesimo scudetto.
Uno scudetto che però, vale la pena e il rischio dirlo, festeggerà presto. 7 punti di vantaggio sono tanti e le partite per il Milan nascondono – tutte, anche quelle che sembrano più scontate – sempre qualche insidia. Il motivo del -7 è infatti il calo rossonero quando affronta le squadre della parte destra della classifica. Le cosiddette “piccole” che spesso contro i rossoneri diventano grandi.
Due sconfitte finora in campionato per Allegri, entrambe a San Siro, contro Cremonese e Parma. Un pronostico difficile da fare e da azzeccare alla vigilia del campionato. Poi ci sono i pareggi contro Pisa e Sassuolo – sempre a San Siro – e quei due 1-1 consecutivi contro Genoa e Fiorentina. Tutte partite e punti persi che pesano come macigni nel bilancio della stagione. Con qualche vittoria – fattibile – in più, a quest’ora il campionato sarebbe più che mai vivo.
Il Milan di Allegri ritrova ordine e identità
C’è però un punto fondamentale da cui partire: il Milan di Massimiliano Allegri è una squadra che ha ritrovato identità. Un anno fa chiudeva la stagione all’ottavo posto, fuori da tutto. Niente Europa, niente coppe, solo la necessità di ripartire. L’obiettivo dichiarato era ed è tuttora semplice e pragmatico: tornare in Champions League.
Allegri ha fatto esattamente quello che gli si chiedeva. Ha rimesso ordine a una squadra che aveva perso equilibrio, ridando compattezza difensiva e una mentalità più concreta. Il Milan di oggi concede poco, sa soffrire e soprattutto ha ritrovato una continuità che era mancata per troppo tempo. I numeri lo dimostrano: una squadra che perde pochissimo e che resta stabilmente nelle prime posizioni della classifica. È il classico Milan “allegriano”: meno spettacolare forse, ma tremendamente competitivo.
Il Milan e quel campionato che poteva essere dominato
Proprio per questo i punti persi con le squadre della parte destra della classifica fanno ancora più rumore. Se il Milan avesse trasformato quelle partite in risultati pieni – che, Inter insegna, fanno tutta la differenza del mondo – oggi probabilmente racconteremmo un’altra storia.
Perché una squadra capace di battere due volte la capolista e forse di fargli registrare un record negativo nonostante tutti sappiamo come andrà a finire, sicuramente meritava qualcosa in più. Il paradosso è proprio qui: il Milan ha dimostrato di essere all’altezza delle grandi, ma non sempre a quella delle piccole.
Ma il Milan ha comunque ricostruito il proprio futuro
Al di là dei rimpianti, però, il percorso del Milan rimane estremamente positivo. Una squadra distrutta a maggio che prima del maggio successivo torna a respirare. Una solidità riacquisita in poco, pochissimo tempo. Il lavoro di Allegri ha portato il club a ricostruire il proprio futuro e gettare le basi per le prossime stagioni.
Se si riusciranno a trasformare quelle partite sporche in vittorie pragmatiche, nette, sicure, il prossimo step verrà da sé. Perché la sensazione, guardando questa stagione, è una sola. Il Milan non è lontano dal poter vincere il campionato. Deve solo imparare a trattare ogni partita come se fosse un derby.



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