C’è un paradosso che accompagna il Milan di Allegri in questa stagione. Una contraddizione che racconta bene il momento dei rossoneri: la squadra ha ritrovato struttura, equilibrio e solidità, ma non ha ancora trovato una vera continuità offensiva.
Se l’obiettivo dell’estate era rimettere ordine dopo una stagione complicata conclusa all’ottavo posto, allora si può dire che il primo passo sia stato compiuto. Allegri ha ricostruito una squadra più compatta, più disciplinata, meno fragile nei momenti delicati delle partite. Il Milan concede poco, resta quasi sempre dentro le gare e raramente perde il controllo del risultato.
È un Milan che assomiglia molto alle squadre storiche dell’allenatore livornese: pragmatico, organizzato e difficilmente battibile. Tuttavia, proprio quando la base della squadra sembra finalmente solida, emerge il vero nodo tecnico di questa stagione. Una coperta corta che, soprattutto quando le cose non vanno bene – come è giusto che sia -, risalta all’occhio.
Il Milan e l’attacco che non ha ancora trovato un padrone
Ne abbiamo già parlato ma il problema sembra riproporsi puntualmente. Il reparto offensivo del Milan rappresenta una gigantesca incognita. Le soluzioni non mancano, ma nessuna si è ancora presa il ruolo di riferimento assoluto.
Leao resta l’uomo copertina. Nel bene e nel male. Allegri ha provato a ridisegnarne il ruolo, portandolo più vicino alla porta e trasformandolo in un centravanti atipico. I numeri non sono negativi, ma il portoghese non è ancora riuscito a esprimere con continuità quella capacità devastante che sulla fascia sinistra aveva fatto la differenza negli anni passati. A complicare il quadro ci sono anche alcuni problemi fisici che ne hanno limitato l’esplosività. Poi i fatti di Lazio-Milan, che come un anno fa hanno alimentato polemiche extra campo che di certo non fanno bene all’ambiente.
Con Pulisic sembra essere tutto risolto ma ciò che ancora non è risolta è l’intesa in campo, quest’anno più che mai ridotta al minimo. L’americano continua a rappresentare una delle armi più imprevedibili del Milan. Ma non segna dal girone d’andata. Quando sta bene difficilmente ci puoi rinunciare, ma la sua stagione è stata segnata da diversi stop fisici che hanno impedito ad Allegri di averlo sempre a disposizione. Così come Leao. E il leader in attacco non si trova.
Per non parlare di Nkunku, che alterna prestazioni convincenti ad altre più anonime, Fullkrug che spesso non è in condizione e Allegri non sembra vedere di buon occhio una sua titolarità, e Gimenez che è rientrato adesso dall’infortunio ma che difficilmente si imporrà come titolare fisso nell’attacco del Milan. E soprattutto i suoi numeri difficilmente andranno a risolvere per intero i problemi rossoneri.
Il Milan deve trovare il suo leader offensivo
Ecco spiegato il vero paradosso del Milan di Allegri. La squadra ha ritrovato ordine e competitività, ma manca ancora quel giocatore capace di trascinare il reparto offensivo settimana dopo settimana. Che forse, paradossalmente, è quella cosa che rappresenta meglio di tutte l’Allegri-pensiero del calcio semplice. Trovare un attaccante che risolve tutti i problemi con i suoi gol è forse la cosa più semplice nel calcio moderno. Ma il Milan sono anni che non lo trova.
Nei grandi campionati, spesso, le squadre che riescono a fare il salto definitivo sono quelle che trovano il proprio riferimento offensivo: un attaccante o un talento capace di diventare il punto di equilibrio di tutto il sistema. Al Milan questa roba qua manca da troppo tempo. E non è un problema di qualità. Perché il talento nella rosa rossonera non mancava e non manca tutt’ora. È piuttosto una questione di gerarchie e continuità. Nessuno riesce a tenerla per più di un certo periodo. Come mai?
Il Milan, oggi, è una squadra che ha ricominciato a funzionare. Ma per completare davvero il percorso iniziato da Allegri servirà qualcosa in più: qualcuno che si prenda definitivamente la responsabilità dell’attacco. E chi lo farà? Perché se l’ordine è tornato, il vero salto di qualità passerà inevitabilmente da lì.



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