La brutta, bruttissima sconfitta di ieri contro l’Udinese a San Siro ha ufficialmente aperto la crisi Milan, i cui primi segnali si erano già visti contro Lazio e Napoli, ma che ieri sono stati acuiti all’ennesima potenza. I rossoneri hanno perso quattro delle ultime sette partite e tre delle ultime quattro: un dato decisamente preoccupante, e certo sorprendente se si pensa che nelle venticinque gare precedenti era arrivata una sola sconfitta, alla prima giornata contro la Cremonese, e poi una serie di ventiquattro incontri senza sconfitte.
Difficile capire costa stia realmente succedendo alla squadra di Massimiliano Allegri, che ieri, per cercare di rimediare all’inconsistenza offensiva – l’ultimo gol di una punta risale al primo marzo, Leao contro la Cremonese – ha cambiato modulo, puntando sul 4-3-3, fermo restando che è difficile chiamare quello di ieri un “vero” 4-3-3, visto che si è partiti con Leao centravanti e con le due prime punte della rosa, Fullkrug e Gimenez, in panchina. Il risultato, però, non è stato quello sperato: l’attacco continua a non segnare e in compenso è crollata anche la fase difensiva, quello che finora era stato il vero punto forte del Diavolo.
Il Milan è in crisi, ma nessun requiem ai rossoneri
Insomma, il Milan è malato, anche abbastanza gravemente. Ma non è morto. La sconfitta contro i ragazzi di Runjaic è stata pesante e inaccettabile, ma da qui a far già suonare il requiem ai rossoneri, ce ne passa. Certo, è scattato un allarme legato alla conquista di un posto nell’Europa che conta, obiettivo che qualche settimana fa sembrava al sicuro, ma non bisogna esagerare nel verso opposto.
Una flessione era più che prevedibile, le fasi di crisi, all’interno di un campionato da trentotto partite, lo hanno avuto e lo hanno tutte le squadre, e purtroppo quello rossonero è coinciso con la flessione dei migliori interpreti, Pulisic e Leao su tutti, e con una serie di errori tattici e tecnici di Allegri. Insomma, quelle dietro – Roma e Juventus su tutte, in attesa di Como-Inter – si sono avvicinate, ma da qui a dare il Milan per spacciato, come si legge da più parti nelle ultime ore, sembra davvero eccessivo.
Da oggi in poi, ad Allegri e ai leader di questa squadra il compito di serrare i ranghi, riprendere in mano il bandolo della matassa e raggiungere l’obiettivo Champions League, che sin da subito era quello confacente ad una squadra che non ha mai avuto i presupposti per puntare allo Scudetto.



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