Forse ci siamo. Il Milan è vicino a definire le figure chiamate a guidare la ripartenza dopo il fallimento, anche dichiarato, dell’ultima stagione. Sono passate tre settimane dai quattro addii che hanno nuovamente stravolto gli equilibri del club, e nel frattempo il Diavolo continua a muoversi tra contatti, valutazioni e trattative per costruire il proprio futuro.
Prima la struttura, poi le scelte
Al netto di tempistiche che lasciano inevitabilmente qualche perplessità – perché chiudere un ciclo senza un vero piano B rimane un rischio – il Milan sembra aver imboccato, forse per la prima volta dopo anni, una strada dettata da una logica precisa. Prima la struttura, poi le scelte operative.
Rispetto a due estati fa, quando fu Zlatan Ibrahimovic a individuare l’allenatore senza il supporto di una figura tecnica di riferimento, oggi Gerry Cardinale sembra aver compreso l’importanza di costruire la base prima di scegliere chi dovrà guidare la squadra. Una presa di coscienza tardiva, forse, ma necessaria.
L’obiettivo è evitare i soliti errori: sovrapposizioni, incomprensioni e quelle divergenze che troppo spesso hanno finito per condizionare anche il mercato e la gestione sportiva. Dopo l’addio al Crystal Palace, Oliver Glasner resta il nome più caldo per la panchina, ma difficilmente arriverà la fumata bianca prima della definizione dell’assetto dirigenziale.
Tra lo scetticismo dei tifosi, quasi più avviliti che arrabbiati, il Milan prosegue lungo la strada tracciata dal suo Patron. Le prossime scelte saranno quelle giuste? Il tempo (e il campo) potranno fornirci tutte le risposte. Ma una differenza, rispetto agli ultimi anni, sembra emergere con chiarezza: per la prima volta Cardinale ha deciso di esporsi, guidando questo processo in prima persona.


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