C’è un’estetica che non affascina, che non accende gli occhi e che difficilmente finisce negli highlights. È quella del Milan di Massimiliano Allegri, una squadra che spesso rinuncia al bello per inseguire l’utile. Eppure, oggi, guardando la classifica, è difficile dare torto a questa scelta. Sessantasei punti in campionato, costruiti senza clamore ma con una continuità concreta, tengono i rossoneri pienamente dentro la corsa alla Champions League a cinque dalla fine. Non è un caso. È una precisa identità.
Vincere anche quando non si gioca bene
Gli ultimi mesi lo hanno ribadito con forza. Vittorie di misura, partite sporche, successi costruiti più sulla gestione che sull’imposizione. Come a Verona, dove il Milan ha fatto ciò che serviva: vincere. Senza fronzoli, senza cercare la prestazione da copertina. È il marchio di fabbrica di Allegri, quello che per anni ha diviso e continuerà a dividere. Ma è anche ciò che, nei momenti decisivi della stagione, spesso fa la differenza. Perché arrivati a questo punto, come ha sottolineato lo stesso tecnico, il risultato conta più del resto. E il Milan lo ha capito.
Il Milan e quei 7 punti che valgono una stagione
Da qui a fine stagione, per raggiungere l’obiettivo, mancano pochi punti. Sette, per l’esattezza. Sette punti che valgono una stagione intera. E allora, in questo contesto, diventa quasi secondario il come. Conta il quanto. Conta arrivare. Conta restare tra le prime quattro. Perché è da lì che passa la credibilità del progetto e la possibilità di costruire qualcosa di più ambizioso nel prossimo futuro. Il Milan non è ancora una squadra dominante. Non ha quella superiorità tecnica e mentale che ti permette di vincere e convincere ogni settimana. Ma ha imparato, lentamente, a non perdere. (O meglio, a perdere meno). E non è poco.
Quella linea sottile tra necessità e ambizione
Attenzione, però, a non confondere la necessità con un modello definitivo. Questo Milan brutto, sporco e cattivo è ciò che serve oggi. Ma non può essere ciò che basterà domani. Perché se l’obiettivo è tornare stabilmente ai vertici, non si potrà sempre vivere sul filo del risultato minimo, della partita gestita, del gol pesante e poi difeso. Serve qualcosa in più. Serve qualità, continuità offensiva, capacità di dominare le partite e non solo di controllarle. Soprattutto con le piccole. Allegri lo sa. La società lo sa. Basta solo metterlo in pratica. Magari con il tempo giusto per programmare il futuro a partire dalla prossima stagione.
Imparare a vincere, in tutti i modi
E allora il punto è proprio questo: imparare a vincere così, oggi, per poter vincere meglio domani. Perché ogni squadra che ambisce a crescere passa da questa fase. Da un calcio meno brillante ma più concreto, meno spettacolare ma più efficace. Quel compitino da fare necessariamente per poter avanzare al livello successivo. Il Milan sta attraversando esattamente questo momento. Non è ancora la versione definitiva di sé stesso, ma è una squadra che ha ritrovato un principio fondamentale: portare a casa il risultato. E nel calcio, alla fine, è sempre da lì che si parte. Ma attenzione a non restare impantanati.



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