Victor Boniface è il calciatore più chiacchierato delle ultime 48 ore. Ha sollevato discussioni a tutti i livelli, con la stampa italiana concentrata sul suo ruolino infortuni e la stampa tedesca che invece lo congeda definendolo come uno degli attaccanti più decisivi e determinanti degli ultimi anni.
L’operazione in ogni caso nella sua formula per il Milan è vantaggiosa. Portare a Milano una punta come Boniface a 4/5 milioni + 24 milioni in prestito con diritto di riscatto è oggettivamente una presa interessante, specialmente in un’estate dove in Italia centravanti come Lorenzo Lucca o Roberto Piccoli cambiano maglia con costi di cartellino superiori o pari a 30 milioni di euro.
Ad inizio calciomercato, proprio l’attaccante nigeriano era stato identificato come un’opzione da Igli Tare, con tanto di primi contatti presi col suo entourage e un’idea di costi tra i 40 e i 50 milioni complessivi a titolo definitivo.
Addirittura a gennaio si stava trasferendo all’Al-Nassr per 55 milioni a titolo definitivo. Una trattativa poi saltata, ma non per aspetti fisico-atletici come qualcuno ha scritto in questi giorni, quanto per una decisione strategica del club saudita che ha preferito puntare su Jhon Duran. Sicuramente è un giocatore su cui diversi club avevano messo gli occhi, anche la stessa Juve ad aprile attraverso Giuntoli aveva preso informazioni su di lui.
In tutto questo rumore dei nemici, Tare ha mantenuto la parola e ha dato prova di esser un direttore sportivo attento. Aveva anticipato nel media briefing di fine giugno che i rossoneri avrebbero acquistato un 9 imponente fisicamente e soprattutto che avrebbe saputo cogliere le opportunità che il mercato avrebbe concesso. “Ci sono varie opzioni, non è una questione di prezzo, ma di caratteristiche. Ci sono opportunità che si creano durante il mercato e non mi nascondo se penso sia l’opportunità giusta. Per me è una questione solo di ruolo. Su questo, insieme a Max abbiamo deciso di stare un po’ attenti e fermi, di fare la scelta giusta nel momento giusto“.
Ebbene, con un Rasmus Hojlund che andava per le lunghe, un Dusan Vlahovic ostaggio da mesi del suo stipendio, in pochi giorni si chiude un affare interessante per il Milan a costi obiettivamente contenuti. Muoversi con discrezione e velocità è peculiarità dei direttori che sanno lavorare e Tare una volta di più in questa finestra l’ha dimostrato coi fatti.


