Gonçalo Ramos, il gol di Oslo e la strada verso San Siro

Ci sono gol che valgono tre punti e gol che valgono un’estate intera. Quello che Gonçalo Ramos ha segnato a Oslo appartiene alla seconda specie. Non conta tanto la bellezza del gesto, anche se il pallonetto ha una sua grazia. Conta il peso che si portava addosso: un mese di silenzio, una maglia numero 9 che a Milano non perdona, una cifra che ogni domenica si legge sotto il suo nome come una didascalia.

Ramos, il pallonetto di Oslo

È un gol nato dall’attesa. In avvio di ripresa l’attaccante del Milan ha intercettato un rinvio sbagliato da Nyland e lo ha scavalcato con un morbido pallonetto. Era il 54′, e appena tre minuti prima Haaland aveva pareggiato. Il Portogallo ha vinto 2-1 in Norvegia, e il gol decisivo porta la firma di un attaccante che in rossonero fatica a trovare la porta.

La serata poteva essere ancora più piena. Al 59′ Ramos ha saltato in dribbling il portiere scandinavo, ma la doppietta è stata cancellata dal VAR per un tallone più avanti dell’ultimo difensore norvegese. C’è poi un dettaglio che sembra scritto apposta per chi segue il Milan. Poco dopo l’1-2, un tiro deviato di Leão è finito sulla traversa e Ramos ha mancato il tap-in a pochi passi dalla porta. Il pallone è rimbalzato tra il passato del Milan, ora a Istanbul, e il suo presente, che ancora non riesce a chiudere il cerchio. Se cercate una metafora di questo inizio di stagione rossonero, eccola.

Ancora una volta al posto di Ronaldo

C’è un’eco che vale la pena ascoltare. Jorge Jesus lo ha schierato titolare nel 4-2-3-1 al posto di Cristiano Ronaldo. Era già successo, in un’altra vita. Ai Mondiali in Qatar, nel dicembre 2022, Fernando Santos lasciò CR7 in panchina contro la Svizzera e un ragazzo di Olhão rispose con una tripletta. Il Portogallo, quando ha bisogno di lui, sembra sapere dove trovarlo. Ora deve impararlo il Milan. Quello di Oslo è stato il dodicesimo gol in 29 presenze con la Nazionale, una media che a Milano, per il momento, resta un miraggio.

Il peso dei 74 milioni

Il contesto rossonero è un’altra storia. Ramos è arrivato quest’estate dal PSG per circa 74 milioni ed è l’acquisto più caro della storia del club. Fin qui ha segnato una sola rete in campionato, contro il Venezia il 28 agosto. I numeri raccontano un attaccante generoso ma lontano dall’area. Nelle ultime uscite è sempre stato il giocatore con più chilometri percorsi, ma con uno scarso coinvolgimento in fase conclusiva. Pesano anche i problemi di gioco della squadra di Amorim, parzialmente migliorati contro il Lecce. Corre tanto, tocca poco. È il paradosso dei centravanti che lavorano per un sistema ancora in costruzione.

Lui lo sa, e dopo la partita lo ha detto a modo suo. Ha parlato di una “dimostrazione del mio lavoro”, rivendicando un contributo che non si misura solo nei gol. Ha aggiunto che segnare dà sempre fiducia, da titolare o dalla panchina, e che conta soprattutto avere minuti e sentirsi parte del gruppo. Sono parole misurate, da professionista. Ma il calcio italiano, e Milano in particolare, conosce una sola lingua per giudicare un numero 9.

Il centravanti che serve ad Amorim

Qui il gol di Oslo diventa un punto di partenza. Il Milan di Amorim funziona: è imbattuto dopo cinque giornate, con tre vittorie e due pareggi, e ha il terzo miglior attacco della Serie A con 10 reti. Ma quei gol li hanno firmati altri, a cominciare da Diego Moreira. Nel calcio del tecnico portoghese, fatto di riaggressione alta e costruzione dal basso, il centravanti è il primo difensore e l’ultimo rifinitore. Ramos ha già dimostrato di saper fare la prima parte. La seconda è quella che Milano aspetta, e il mese di ottobre, al rientro dalla sosta, potrebbe già essere decisivo tra Serie A ed Europa.

Da Olhão a San Siro

Olhão è un porto di pescatori dell’Algarve. È gente che conosce il valore dell’attesa e sa che il mare non restituisce nulla a chi ha fretta. Gonçalo Ramos viene da lì. A Oslo ha tirato su la prima rete buona dopo settimane di acqua ferma. Riprendersi è una cosa, prendersi il Milan un’altra. Serviranno i gol a San Siro, uno dopo l’altro, fino a quando quella cifra sotto il suo nome smetterà di essere una domanda.

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