Il Milan ha cambiato faccia: l’inizio di un nuovo ciclo o il solito fuoco di paglia?

Due partite, due vittorie e un’euforia che a Milanello si respira senza però trasformarsi in proclami. È l’inizio più convincente per i rossoneri dai tempi di Stefano Pioli e non è un dettaglio da poco per una squadra che nelle ultime due stagioni ha conosciuto un ottavo e un quinto posto, due fallimenti che hanno portato all’esonero in blocco di dirigenza e allenatori.

Ora, con Ruben Amorim in panchina, il Milan sembra aver ritrovato un’identità: un 3-4-2-1 aggressivo, verticale, costruito per attaccare con continuità e non per aspettare l’errore altrui. È un cambio di filosofia netto rispetto al recente passato, quando la squadra viveva più di equilibrio e ripartenze che di proposta.

Il dato più interessante, però, non è nemmeno il risultato ma di come il Milan stia vincendo. C’è coraggio nel palleggio dal basso, ci sono esterni a tutta fascia che spingono con continuità e, soprattutto, c’è un utilizzo dei giovani che fino a poche settimane fa sembrava impensabile in una big italiana sotto pressione per tornare in Champions League. Francesco Camarda non è più, per esempio, la promessa da centellinare negli ultimi minuti: è un’opzione vera in attacco, chiamato a dividersi il ruolo di centravanti con Gonçalo Ramos, come spiegato da Amorim in conferenza stampa. Accanto a lui, altri profili giovani, da Cissé a Comotto: il primo ha già segnato all’esordio contro il Torino e ha iniziato da titolare anche contro il Venezia, il secondo, invece, studia da Modric e sicuramente troverà spazio nell’arco della stagione. È un segnale che va oltre il campo: racconta una società che, dopo due cicli falliti con allenatori “esperti” o aziendalisti, ha deciso di scommettere su un progetto con un’identità precisa, anche a costo di qualche rischio in più.

Ed è qui che si apre il secondo capitolo della storia, quello meno luminoso. Perché la rosa, nonostante gli innesti estivi, non è ancora quella di una squadra pronta a competere ai massimi livelli in tre competizioni. Manca un centrale di esperienza che affianchi i vari Gila, Pavlović, De Winter e Gabbia: tutti calciatori con qualità nell’impostazione, ma con evidenti difficoltà quando la pressione avversaria si fa alta, un problema che la nuova filosofia di gioco rischia di amplificare rispetto alla difesa più coperta della scorsa stagione. Manca, soprattutto, un trequartista di livello assoluto: il mercato ha portato a Milano un profilo di prospettiva più che una garanzia immediata, dopo settimane di corte a obiettivi più ambiziosi rimasti solo sulla carta. Mancherebbe, in teoria, un vero vice Ramos: al momento la soluzione si chiama Camarda, che è una scommessa affascinante ma resta pur sempre un diciannovenne chiamato a reggere un pezzo di stagione da protagonista, secondo le parole di Amorim.

La domanda, allora, è legittima: si sta costruendo qualcosa di solido o si tratta soltanto dell’entusiasmo delle prime giornate, destinato a sgonfiarsi al primo calo fisico, al primo infortunio o alla prima sconfitta? La risposta è che, probabilmente, le due cose, in questo momento, convivono, non sono in contraddizione. Il Milan ha davvero cambiato pelle: la mentalità, il modo di stare in campo, la disponibilità a puntare sui giovani sono elementi concreti, non semplici dichiarazioni d’intenti e si sono già tradotti in 6 punti e in un gioco riconoscibile. Ma avere un’identità chiara non equivale ad avere una rosa completa e la storia recente del calcio italiano è piena di squadre che hanno impressionato a settembre per poi pagare a marzo la sottigliezza dell’organico, quando gli infortuni si accumulano e le energie mentali calano. Lo stesso Milan scudettato di Stefano Pioli aveva elementi non di prima fascia, come Messias, o un giovanissimo Tonali.

La verità, probabilmente, si scoprirà nei prossimi mesi, non adesso. Per ora, ai tifosi rossoneri resta il diritto di sognare senza esagerare: la squadra sta giocando bene, con coraggio e con un’anima nuova. Ma il giudizio definitivo, quello vero, arriverà solo quando il campionato metterà davanti al Milan squadre più strutturate come Inter, Roma, Juventus e Napoli.

Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Federico Manoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan: Ruben Amorim (Photo Credit: Federico Manoni / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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