Le 3 tappe del Milan di Allegri: tra incertezze, crescita e identità da trovare

Siamo arrivati ad un’altra sosta, la terza stagionale, forse il primo vero giro di boa del campionato. E quello del Milan si sta rivelando un viaggio a tappe, segnato da tre momenti – le tre soste, appunto – che hanno visto la squadra di Allegri in tre maniere completamente diverse.

Un percorso altalenante che racconta una realtà: il Milan di Allegri sta ancora cercando un’identità stabile, capace di andare oltre i lampi e le fiammate. È proprio dentro questa alternanza che si inseriscono le 3 tappe del percorso rossonero, che fotografano perfettamente incertezze, crescita e un’identità ancora da definire. Se la sosta di ottobre, infatti, aveva disseminato segnali positivi fortissimi, quella di novembre restituisce un’immagine più incerta, quasi un ritorno alle vecchie abitudini.

Il Milan e la sosta di settembre: un primo assaggio di fragilità

Il campionato rossonero inizia con una sconfitta e una vittoria contro Cremonese e Lecce. Tre gol fatti e due subiti. Numeri non brillanti che svelano un dettaglio cruciale: una squadra ancora in rodaggio, brillante a tratti ma vulnerabile, tanto vulnerabile. Allegri ha ereditato un gruppo abituato ad oscillare e il lavoro sulla solidità richiede tempo, ma il primo snodo stagionale mette sul tavolo grossi dubbi. Dubbi spazzati via dal mercato che, ancora – e per fortuna – aperto, regala un totem per Allegri. Quell’Adrien Rabiot che vuoi per una cosa, vuoi per un’altra, pare mettere le cose a posto.

Il Milan e la sosta di ottobre: la miglior versione rossonera

E il vero spartiacque arriva infatti dopo la seconda sosta. Il Milan a settembre torna in campo e vola. Gli avversari sono difficili, tanto difficili, ma il Diavolo mette a referto ben tre vittorie e un pareggio contro Bologna, Udinese, Napoli e Juventus. È il Milan più convincente della stagione: corto, feroce, coordinato.

Sei gol fatti e uno solo subito, su rigore. Un Milan da ritmo scudetto, questo dicono i numeri, ma anche le sensazioni. La squadra pressa bene, sbaglia poco e soprattutto difende con una compattezza distante anni luce rispetto alle ultime gestioni tecniche. Allegri sembra riuscire a dare una matrice tattica chiara, e il Milan risponde con maturità e presenza mentale. È la parentesi che più di tutte conferma il potenziale della rosa. E che riaccende in tanti tifosi quella passione che da troppo tempo non si vedeva. 

Il Milan e la sosta di novembre: i passi indietro inattesi

Arriviamo così al terzo capitolo. Quello che dà segnali in chiaroscuro e che qualche dubbio in più – senza cadere in facili allarmismi – lo mette in risalto. I numeri sono molto simili a quelli del Milan dell’anno scorso. Nessuna sconfitta, ma due vittorie e tre pareggi, due di questi però che sanno di disfatta. Otto i gol fatti e sei quelli subiti che raccontano di un Milan che per vincere deve fare un gol in più dell’avversario. Reminiscenze Pioliane che poco hanno a che fare con il mantra di Allegri.

I pareggi con Pisa e Parma sono emblematici: due 2-2 che ricordano fin troppo le fragilità della scorsa stagione. Squadra lunga, difficoltà nel gestire i momenti, cali di concentrazione e amnesie che riportano in superficie le vecchie ombre. Il problema non è tanto il bottino, quanto lo specchio che queste partite mettono di fronte. Il Milan arriva alla sosta di novembre al secondo posto in classifica, a -2 dalla vetta, ma con una sensazione ben diversa rispetto a un mese fa. 

Il Milan e le tre soste: cosa dicono davvero 

Il filo che lega le tre pause rossonere è chiaro: il Milan è una squadra in costruzione, capace di picchi altissimi ma anche di momenti di smarrimento. La sosta di ottobre ha mostrato dove può arrivare, quella di novembre ha ricordato quanto lavoro resta da fare. È il primo periodo in cui il Milan di Allegri sembra somigliare al Milan pre-Allegri. Un campanello d’allarme? Non ancora. Ma un segnale da non ignorare sì.

Allegri ha ridato struttura, ma ora e per tutto il resto della stagione serve continuità. Serve concretezza negli ultimi 25 metri, serve più equilibrio nei finali, serve soprattutto un’identità che non si sgretoli al primo rallentamento. E questo lo potremo vedere solamente più avanti. Il Milan è lì, pienamente in corsa. Ma la vera sfida sarà diventare una squadra riconoscibile sempre, non solo quando tutto funziona.

Milan-Roma: Massimiliano Allegri, Alexis Saelemaekers, Matteo Gabbia, Samuele Ricci (Photo Credit: Nderim Kaceli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)
Milan-Roma: Massimiliano Allegri, Alexis Saelemaekers, Matteo Gabbia, Samuele Ricci (Photo Credit: Nderim Kaceli / IPA Sport / IPA via IPA Agency)

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