In una stagione tutt’altro che semplice, più da ricordare che da dimenticare, per evitare che si ripeta, il Milan nella notte di Udine lo scorso weekend ha forse (con grave ritardo) trovato la chiave giusta per il prossimo futuro. Una svolta, quella del cambio modulo: tutta da comprendere e a cui servirà continuità.
Le primissime sensazioni dopo quei novanta minuti con il 3-4-3 sono state tutte positive. Una squadra che copriva meglio il campo, che correva avanti e dietro con equilibrio. Una squadra, appunto. Coperti dietro e pericolosi davanti, come se questo organico giocasse da diversi mesi con il medesimo sistema di gioco: la difesa aveva maggiori certezze, il centrocampo filtrava bene e gli esterni – tra tutti Theo Hernandez – si sentivano più liberi e a proprio agio.
Nuovo modulo, tra presente e futuro
Se i prossimi due mesi dovessero restituire al Milan ulteriori risposte positive in virtù di questo sistema di gioco, alcune situazioni potrebbero senz’altro cambiare non soltanto per il finale di stagione, ma soprattutto per il prossimo futuro della squadra e – nello specifico – di alcuni calciatori. Per tutte le decisioni che comprendono la stagione che verrà si dovrà attendere l’arrivo del nuovo direttore sportivo, con Igli Tare che sembra in pole su tutti gli altri candidati.
Di conseguenza, la scelta dell’allenatore (una scelta che può basarsi anche su questo nuovo sistema di gioco, se funziona?) fino alla possibile permanenza di alcuni calciatori, che sembrano sentirsi a proprio agio con questo assetto tattico. Per fare alcuni nomi: Theo Hernandez, perfetto per fare l’esterno sinistro; Pavlovic e Tomori, ottimi per la difesa a tre, così come Walker che può essere un ottimo braccetto. In mediana, oltre a Fofana e Reijnders, può giocare un ruolo chiave un giocatore come Bondo. Discorso diverso per Musah, che verrebbe impiegato probabilmente più da esterno che non da centrocampista centrale.

A beneficiarne potrebbero essere anche gli esterni offensivi, con Leao pronto ad interpretare al meglio il ruolo, diminuendo la fase difensiva e incrementando la presenza in attacco. Un attacco che ripartirà senz’altro da Santiago Gimenez, che avrà bisogno di tempo, fiducia e un progetto concreto che possa restituire – a lui, ma non solo – la giusta serenità.
Insomma, un mese e mezzo alla fine di una stagione che può paradossalmente non solo mettere il Milan di fronte a un altro trofeo stagionale (la Coppa Italia dopo la Supercoppa) ma anche gettare le basi, con un nuovo modulo, verso importanti scelte future.


