Al quarto tentativo andrà meglio? Il Milan è pronto a cambiare tutto e sconfessarsi, inserendo in organigramma la figura del direttore sportivo, osteggiata per un anno e mezzo a beneficio del “gruppo di lavoro”. Un esperimento, uno dei tanti, che non è funzionato e a cui ora bisogna porre rimedio.
Da quando ha scelto di rinnovarsi, la società rossonera ha preso decisioni impopolari che non hanno pagato, cercando di cambiare un modus operandi ed imponendone un altro. Il risultato? La situazione attuale: un nono posto in campionato in un ambiente ingestibile, con un proprietario assente dalle scene da più di un anno, allenatori sbagliati e dirigenti contestati.
È pacifico che la mente torni come prima cosa a quel folle inizio di giugno 2023 con l’addio di Paolo Maldini e Frederic Massara. Una scelta difficile da comprendere, ma legittima. A patto che… a patto che ci si fosse affidati a figure competenti ed esperte. Così non è stato: si è voluto cambiare tutto per l’assenza di condivisione nelle decisioni, l’assenza di teamwork. Si è finiti con un viaggio negli Stati Uniti di Giorgio Furlani, l’amministratore delegato, per ricordare al proprietario chi abbia l’ultima parola. Cambiare tutto per peggiorare?
La seconda scelta impopolare e che non ha pagato: la cessione di Sandro Tonali. Certo, il Milan si è evitato un danno sportivo e d’immagine per la squalifica del centrocampista oggi al Newcastle, ma si è privato al contempo di una delle figure di riferimento per lo spogliatoio e per la tifoseria. Una scelta difficile da comprendere, ma legittima. A patto che… a patto che i sostituti si fossero rivelati all’altezza. Nel reparto, finora, l’unico per cui si può dire “ne è valsa la pena” è Tijjani Reijnders: troppo poco per quei quasi 60 milioni di euro incassati. Loftus-Cheek e Musah si sono rivelati, per motivi differenti, non all’altezza della titolarità, Fofana e Bondo sono ancora da valutare. Cambiare tutto per peggiorare?
La terza scelta impopolare riguarda l’allenatore nella scorsa estate. Nonostante sollevazioni di piazza, proposte provenienti dai diretti interessati, si è optato per un profilo come Paulo Fonseca. Una scelta difficile da comprendere, ma legittima. A patto che… a patto che tutti in società ci avessero creduto e l’avessero difeso. Il Milan lo ha abbandonato presto. Non è finita qui: il cambiamento con Sergio Conceicao ha portato un trofeo, ma il rendimento della squadra è calato e ora i rossoneri navigano al nono posto in classifica, senza arte ne parte. Cambiare tutto per peggiorare, ancora?
Ora la scelta del direttore sportivo: sarà la volta buona? Riconoscere l’errore di aver creduto di potersi strutturare senza una figura che in Italia è di fatto fondamentale è un primo passo verso la redenzione. Ma non bisogna sbagliare di nuovo, non ora, non più. Il Milan e i suoi tifosi non possono più aspettare e assistere ad un altro cambiamento… in negativo.


