Ariedo Braida ha rilasciato una lunga intervista al Corriere della Sera per ricordare l’acquisto del Milan da parte di Silvio Berlusconi, avvenuto esattamente 40 anni fa.
Braida su quel 20 febbraio 1986
«È il giorno spartiacque della mia vita, un passaggio della mia esistenza impossibile da cancellare. Di quel giorno ricordo la neve, guidai da Udine a Milano per venire a firmare il contratto».
Su come iniziò la sua avventura in rossonero
«All’epoca lavoravo nell’Udinese, era appena andato via Zico. Ero stato contattato dal presidente Viola che mi aveva proposto un ruolo dirigenziale nella Roma. Ma quando mi chiamò Adriano Galliani per offrirmi una posizione nel Milan, non ebbi esitazioni».
Su come fu l’incontro con il presidente
«Il giorno che io considero magico è quello della convention al Castello di Pomerio, quando in estate Berlusconi convocò tutti i dipendenti e ci diede la mission: “Dobbiamo diventare la squadra più forte al mondo”. Io rimasi folgorato dalla sua visione. È stato fantastico, un onore scrivere la storia. Guardi, sono appena uscito da un bar dove ho incontrato un signore che ha voluto fare una foto con me. Non lavoro più al Milan dal 2013 ma il senso dell’impresa che è stata realizzata è rimasto».
Se ha mai dato consigli per gli acquisti
«Eh quando mi intimò di prendere Claudio Borghi, andai ad acquistarlo… Poi tutti sapete come è finita».
Se ricorda le sue prime trattative
«I contratti che feci a Daniele Massaro e a Giovanni Galli. Cartolina indimenticabile? l pullman a Barcellona dopo aver vinto la prima Coppa dei Campioni contro la Steaua. Quello fu un punto di arrivo, per aver conquistato un trofeo così prestigioso ma anche di partenza per come abbiamo sviluppato poi il progetto».
Sul più grande giocatore acquistato
«In quegli anni, quando abbiamo iniziato, Maradona dominava le scene. Ma noi abbiamo potuto esibire campioni che hanno fatto la storia. Come si fa a scegliere fra Baresi, Maldini, Gullit, Kakà, Shevchenko? Farei un torto a qualcuno. Forse per come è finita prematuramente la sua carriera, direi Marco Van Basten, il simbolo dell’estetica, dell’eleganza».
Su come sarebbe stata la sua vita senza il Milan
«Lo avevo nel destino. Non tutti sanno che già nel 1962 a Sesto San Giovanni feci un provino per il club, ma per una serie di ragioni anche logistiche firmai per l’Udinese. E poi Nereo Rocco mi portò in tournée con il Milan negli Stati Uniti. Sono orgoglioso di essere un milanista».


