Mancano ancora le firme ufficiali, ma Ruben Amorim si può considerare il prossimo allenatore che si siederà sulla panchina del Milan. Una scelta arrivata a seguito di tanti ragionamenti, tante esplorazioni e direzioni che pian piano si sono spente. Ad aver la meglio sugli altri alla fine è stato il portoghese, che avrà l’onore e l’onere di guidare il Diavolo ad una stagione chiave, una stagione che dev’essere finalmente un punto di partenza verso il riscatto.
Amorim, una sfumatura di “milanismo”
Associare il termine “milanismo” ad un qualsiasi professionista che si appresta ad entrare nel mondo Milan è rischioso e sempre prematuro. È un termine adatto e al sicuro solamente nelle mani di pochissimi. Dunque va preso con le pinze. Ma è evidente che tra il club di via Aldo Rossi e Amorin ci fossero già dei pregressi emotivi. La frase “Ho realizzato il sogno di giocare nel Benfica, adesso devo allenare il Milan” avrà sicuramente toccato il cuore di molti tifosi. E ce n’era bisogno. A maggior ragione dopo una stagione che, dal punto di vista del trasporto emotivo, è stata un disastro. Ecco, la scelta di Amorin può esser vincente anche per questo. Per restituire un po’ di quelle vibes rossonere che, negli ultimi mesi, si sono perse.
Amorim, una ventata d’aria fresca
I primi giorni dell’ex tecnico del Manchester United ce li aspettiamo proprio così. Con empatia. Con voglia di rialzare un ambiente che ha il morale sotto i tacchi e che ha bisogno di (ri)sentirsi coinvolto. Anche perché lui stesso è reduce di un’esperienza infelice in Inghilterra e senza dubbio avrà tanta voglia di rimettersi in gioco in un club prestigioso come il Milan. Riuscire a rialzare il Diavolo e, chissà, portarlo alla vittoria significherebbe realizzare quel sogno che si porta dietro da tanto tempo. Una nota romantica che, di questi tempi, è manna dal cielo. Una ventata d’aria fresca di cui il Milan e i milanisti avevano bisogno.


