I giorni precedenti a Milan-Lecce hanno evidenziato una volta di più quanta pressione mediatica si generi quando una big di Serie A decide di affidarsi ad un allenatore straniero come Ruben Amorim. Se oltre a non esser italiano è anche giovane lo scetticismo aumenta.
Come in Italia guardano Amorim
Il calcio, si sa, non aspetta nessuno. Non c’è tempo, tutti vogliono programmare, sperimentare, innovare, ma la verità è che sostanzialmente nessuno è in grado di far davvero muro per proteggere scelte tecniche coraggiose.
Amorim non fa eccezione e al netto di alcune scelte di formazione discutibili, del suo modo di far calcio abbiamo solo intravisto qualcosa, perché la sostanza è presto per giudicarla dopo 5 gare di campionato e una di coppa.
In Italia son certamente più i detrattori che gli ammiratori, sia tra gli addetti ai lavori, sia tra i tifosi, milanisti e non. Ed è una divisione netta che non contempla grigi, esistono in pratica solo due estremi di interpretazione del suo lavoro.
La visione estera
All’estero, specialmente in Inghilterra dove per certi versi la sua esperienza è stata vissuta tra alti e bassi allo United, stanno apprezzando il suo modo di impostare il gioco del nuovo Milan. Più spesso si troveranno giornalisti inclini ad apprezzare ciò che sta costruendo.
Questa differenza la si nota anche a livello social, tra normali tifosi ed appassionati. L’azione del 2-0 con Lecce, quasi tutta di prima, palla a terra, dal terzo di campo difensivo fino all’area avversaria, è diventata virale e molto enfatizzata per la sua pulizia.
Non è tutto bianco o nero. Spesso il risultato condiziona i giudizi più di quanto vogliamo ammettere. Dove arriverà Amorim oggi non possiamo dirlo. Abbiamo osservato aspetti nuovi postivi e incrociato vecchie difficoltà.
Sicuramente un tecnico nuovo, che porta nuovi principi, indipendentemente che sia italiano o non, ha bisogno di tempo per poter incidere e questo tempo va concesso.



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