Ruben Amorim ha imparato la lezione inglese. Al Milan il tecnico portoghese sembra intenzionato a non ripetere gli errori commessi al Manchester United, quando l’integralismo tattico e la ricerca di giocatori perfettamente aderenti ai suoi principi avevano finito per condizionare anche le scelte di formazione.
A Milano il percorso sembra diverso: non sarà più necessariamente la squadra ad adattarsi alle idee dell’allenatore, ma saranno le caratteristiche dei giocatori e le esigenze del gruppo a orientare la strategia. Una svolta che può modificare anche il sistema di gioco, le gerarchie e il modo di interpretare le partite.
Milan, la difesa a tre può diventare a quattro
La difesa a tre non è più un dogma. Come evidenzia l’edizione questa mattina in edicola de La Gazzetta dello Sport, se il Milan avrà bisogno di maggiore equilibrio e, soprattutto, di liberare le qualità offensive di Samuel Chukwueze, Amorim potrebbe passare a una linea a quattro.
L’idea si è già vista contro il Lecce e, dalle indicazioni arrivate dall’allenatore, non dovrebbe essere considerata una semplice eccezione. In questo scenario Gila potrebbe allargarsi sulla destra e agire da terzino, garantendo maggiore copertura tra il centro del campo e la fascia. Un compito particolarmente importante considerando la naturale propensione offensiva di Chukwueze.
Dall’altra parte sarebbe Estupiñán ad abbassarsi sulla linea difensiva, completando una struttura più simile a un 4-2-3-1. Una soluzione che, paradossalmente, non renderebbe il Milan più prudente, ma potrebbe permettere ai rossoneri di essere ancora più offensivi. Con Chukwueze stabilmente più alto, infatti, il nigeriano avrebbe meno responsabilità in fase di ripiegamento e potrebbe concentrarsi sulla sua caratteristica migliore: puntare la porta avversaria.
Pulisic e Saelemaekers, le gerarchie cambiano
Il nuovo assetto coinvolgerebbe inevitabilmente anche la trequarti. Con Chukwueze avanzato, Pulisic e Saelemaekers potrebbero completare il reparto alle spalle del centravanti, offrendo ad Amorim qualità, esperienza e duttilità. Proprio Pulisic rappresenta uno dei segnali più evidenti del cambio di rotta dell’allenatore. Dopo cinque panchine consecutive, l’americano è partito titolare contro il Lecce, trovando anche il gol che ha aperto la partita e mostrando altri spunti importanti.
Per qualità ed esperienza, Pulisic è un giocatore difficile da lasciare fuori. Amorim lo aveva inizialmente preferito a Cissé e Loftus-Cheek in campionato e anche a Hutchinson in Europa League, seguendo un principio preciso: premiare chi si era distinto maggiormente durante la settimana di allenamenti.
Nel caso di Pulisic, reduce dall’infortunio estivo, il giovane Cissé sembrava inizialmente offrire maggiore dinamismo e aveva ripagato la fiducia con due gol. Ma la sostanza dell’americano è diversa: la sua capacità di palleggiare, associarsi e leggere gli spazi alza il livello tecnico della squadra.
Lo stesso discorso vale per Saelemaekers, altro protagonista della scorsa stagione che in questo nuovo avvio si era ritrovato spesso senza una collocazione precisa. Ora Alexis può diventare l’altra metà della coppia sulla trequarti insieme a Pulisic, con la possibilità di muoversi da sinistra verso il centro e, all’occorrenza, arretrare fino a diventare esterno a tutta fascia.
Milan, Amorim punta sull’esperienza
Il risultato è una gerarchia che sembra diventare progressivamente più definita. I giocatori con maggiore esperienza e curriculum stanno tornando al centro del progetto, senza però chiudere la porta ai giovani.
Il calendario, del resto, obbligherà Amorim a ruotare la rosa. Tra ottobre e novembre il Milan affronterà un ciclo particolarmente intenso, con nove partite in 29 giorni tra una sosta e l’altra. Ci sarà quindi bisogno del contributo di tutti e anche i titolari avranno bisogno di rifiatare. La vera svolta, però, riguarda soprattutto il centrocampo.
Modric e Rabiot, la mediana torna nelle loro mani
Dopo una serie di esperimenti, la coppia composta da Luka Modric e Adrien Rabiot sembra essere tornata la soluzione di riferimento. E anche in questo caso Amorim sembra aver messo da parte alcune delle idee iniziali per valorizzare le qualità dei suoi uomini migliori.
La sconfitta contro il Benfica, con Modric rimasto in panchina per tutti i 90 minuti, ha mostrato quanto possa mancare il croato alla manovra rossonera. Luka non è un giocatore che può essere facilmente escluso: la sua capacità di gestire il possesso e dettare i tempi della partita rappresenta un valore che il Milan fatica a sostituire.
Lo stesso vale per Rabiot. Il francese, rientrato a Milanello una settimana prima dell’inizio del campionato, era inizialmente partito alle spalle di Musah, lanciato titolare dopo un’estate di lavoro con il gruppo. Ma nessun altro centrocampista sembra oggi garantire la stessa combinazione di fisicità, equilibrio e qualità offerta dalla coppia con Modric.
La corsa di Musah e le geometrie di Jashari possono quindi attendere, almeno nelle gerarchie iniziali. Il progetto originario di Amorim prevedeva un Milan aggressivo, costruito sul recupero palla e su un pressing asfissiante, caratteristiche che avrebbero valorizzato maggiormente proprio i due giovani.
Ma Modric ha qualità che gli altri non possono offrire. Il croato è un palleggiatore di livello assoluto, anche se non può garantire la stessa intensità nella pressione. Rabiot, invece, lavora per tre: porta interdizione, qualità nella costruzione e collegamento tra i reparti.
Per questo, anche senza la protezione di un centrocampista più muscolare, la mediana del Milan sembra destinata a essere sempre più nelle loro mani. Amorim cambia le proprie idee per adattarle alla rosa: è questa, forse, la differenza più evidente rispetto all’esperienza di Manchester.



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