Perché? Una sola parola, chiara, netta, precisa, per chiedere una spiegazione. Una spiegazione che serve ormai un po’ per qualsiasi cosa dalle parti di Casa Milan. Soprattutto in questo ultimo periodo storico, forse il più tragicomico a livello comunicativo. Il perché di una stagione così fallimentare, il perché di alcune – e non solo alcune – scelte sbagliate nonostante tutti i sentori fossero negativi, ed infine il perché di questa staticità societaria che non fa altro che alimentare il malcontento e l’insoddisfazione dei tifosi.
Da una settimana circa, sui social, non si vede altro che contestazione ed insulti alla società da parte del tifo rossonero che chiede a gran voce la testa – metaforicamente parlando ovviamente – dei dirigenti tornando a mettere a capo quel Paolo Maldini tanto amato da tutti che aveva restituito al Milan l’identità che con gli anni aveva perso.

Il mondo Milan senza più quel senso di appartenenza
Da Elliott a RedBird, passando per Cardinale, Furlani, Moncada, Ibrahimovic, tutti con quell’hashtag #out accanto al nome che è un po’ diventato un marchio di fabbrica. Un grido che però viene ascoltato da chiunque meno che dai diretti interessati. Un silenzio assordante che proviene dagli uffici di Casa Milan che non lascia spazio ad altre interpretazioni.
E come se non bastasse, giusto qualche giorno fa ci è capitato sottomano un video proprio di Paolo Maldini al raduno post scudetto 2022 che illustrava alla curva, con i giocatori a fare da sfondo, al fianco di Stefano Pioli, un progetto – almeno sulla carta – vincente a simboleggiare un punto di partenza per un futuro solido. Oggi, a distanza di tre anni quasi, quel video lì oltre a diventare storico, appare anche la cosa più lontana possibile dal mondo Milan attuale. Quel Milanello lì sembra un altro pianeta, abitato da altra gente e con a capo un altro, quasi nullo, entusiasmo.
Il mondo Milan, infatti, in tre anni si è completamente rovesciato. Il mondo Milan attuale è governato da persone che piano piano hanno fatto scomparire quel senso di appartenenza che è sempre, appunto, appartenuto. Il mondo Milan attuale non sembra avere un futuro roseo come appariva tre anni fa. Sotto tutti i punti di vista. E la domanda è solo una: perché?

