Una finale di Coppa Italia tra meno di due settimane e il futuro di Sergio Conceicao ancora tutto da scrivere, con le scelte per il nuovo direttore sportivo, ed eventualmente un nuovo tecnico, che dovranno essere fatte attentamente per non rischiare di continuare a commettere ed incappare sempre negli stessi errori. Il futuro del Milan si scrive in queste decisive fasi concitate che vanno dal campo alle questioni extra-campo e che saranno, gioco-forza, arbitro e giudice del Diavolo che verrà. Ci sono diversi scenari che potrebbero cambiare nel corso delle prossime settimane e, uno di questi, porta ad una situazione paradossale che non era minimamente preventivabile fino a pochi mesi fa. Il Milan, infatti, se dovesse portare a casa anche la Coppa Italia, dopo la Supercoppa Italiana, si aggiudicherebbe due trofei in una singola stagione, cosa che non succede addirittura dal 2007/2008 quando arrivarono Supercoppa Europea e Mondiale per club e la squadra era allenata da un certo Carletto Ancelotti e poteva contare su fenomeni in ogni zona del campo. Dopo quella stagione, soltanto due Scudetti, uno con Allegri e uno con Pioli e due Supercoppe Italiane, sempre con il tecnico livornese e l’altra con Vincenzo Montella. Tutto questo prima di Sergio Conceicao, appunto, che appena insediatosi sulla panchina milanista, è riuscito a conquistare un’altra Supercoppa Italiana ed ora si gioca la possibilità di riportare una Coppa Italia a Milanello dopo ben 22 anni.
Futuro Milan e Conceicao, la possibile scelta del tecnico portoghese

Ragion per cui, quindi, a conti fatti, qualora il Milan dovesse battere il Bologna a Roma, cosa ovviamente tutt’altro che scontata, Conceicao diventerebbe il tecnico milanista più vincente degli ultimi quindici e passa anni, conquisterebbe il tredicesimo trofeo della sua carriera da allenatore e lo farebbe in appena sei mesi di Milan. Sei mesi complicati, difficili, avvelenati, in cui è successo davvero di tutto e, nel frattempo, c’è anche un campionato disastroso di mezzo da considerare, con un nono posto in classifica poco edificante e una Champions League maledetta, con le sconfitte contro Dinamo Zagabria e Feyenord che hanno impedito al club rossonero di raggiungere gli ottavi di finale. Poi, però, ci sono anche i derby, quattro su cinque disputati dal tecnico portoghese sulla panchina del Diavolo, con due vittorie e due pareggi ed un’imbattibilità che resta davvero difficile da spiegare visto il percorso dei due club milanesi. A questo punto, però, non pare impossible che non sia soltanto il Milan a poter e voler decidere il futuro della propria panchina ma, come raccontato da diversi organi di stampa, possa essere lo stesso Sergio Conceicao a sbattere la porta e annunciare le proprie dimissioni, magari dopo aver vinto la Coppa Italia e quindi facendolo da vincente. Uno scenario non del tutto improbabile che lo vedrebbe uscire di scena da vincente, ma soprattutto da uomo ferito per tutto quello che è successo in questi mesi e di cui lui non si sente minimamente colpevole. D’altronde, come dice il contratto in essere tra Sergio e il Milan e che teoricamente scadrebbe nel giugno 2026, entrambe le parti possono decidere unilateralmente di interrompere il rapporto al termine di questa stagione.
Colpe e meriti di Conceicao, la verità è nel mezzo

Quella di lasciare il Milan al termine di questa stagione per propria volontà, soprattutto se dovesse arrivare il secondo trofeo in sei mesi, è un’ipotesi che è trapelata in questi ultimi giorni, ma a cui Conceicao non ha fatto nemmeno tanto mistero di stare a pensare. Le sue dichiarazioni, in più di un’occasione, soprattutto quelle recenti, hanno mostrato un uomo ferito nell’orgoglio che non si è mai sentito del tutto tutelato, né dalla stampa, né dalla società Milan che, così come aveva fatto con Fonseca, ha come colpa quella di aver lasciato abbastanza solo e allo sbaraglio il secondo tecnico portoghese della stagione. Coinceicao, però, a differenza del suo predecessore, ha anche dimostrato di avere dalla sua lo spogliatoio e l’intero gruppo squadra e, il fatto di averlo convinto a cambiare modulo e adeguarsi a nomi dettami tattici più o meno a metà aprile, ne é sicuramente la prova. Conceicao ha tutte le ragioni del Mondo quando dice di essersi sempre sentito messo in discussione, già dalla settimana dopo la vittoria della Supercoppa Italiana e di non essersi sentito rispettato come uomo e come professionista e gli va dato atto, così come successo con Fonseca, che una dirigenza assente, imperdonabile, incompetente e poco scafata, non è mai stata al suo fianco e non lo ha mai fatto sentire importante e difeso. Poi, però, dall’altra parte ci sono i risultati e c’è soprattutto il fatto che ogni allenatore si può e si deve giudicare soprattutto in merito a quelli. Il Milan, anche se dovesse arrivare a vincere il secondo trofeo stagionale, è nono in classifica, non parteciperà alla prossima Champions League e con Sergio ha avuto praticamente la stessa media punti, in Serie A, che aveva con Fonseca. Troppo poco per meritarsi la riconferma e l’intoccabilità, soprattutto se alleni il Milan. Non c’è mai stata, inoltre, un’impronta di gioco predefinita e il modulo con la difesa a tre, che sembra aver dato maggiore equilibrio alla squadra, è stata una decisione presa davvero troppo tardi e fuori tempo massimo. In definitiva, quindi, Conceicao è libero di fare tutte le scelte e le valutazioni che vuole, così come potrà farle la società, che comunque pare orientata a cambiare guida tecnica, ma non si può prescindere da una compartecipazione di colpe che coinvolga tutti i vari attori principali di Milanello e Casa Milan per questa disastrosa stagione, comunque vada a finire.

