Perché si sono celebrate le intuizioni contro Inter e Real Madrid, è giusto anche sottolineare con la matita rossa le mosse sbagliate di Paulo Fonseca contro la Juventus. Non tanto per gli uomini utilizzati (anche), ma soprattutto per come sono stati messi in campo, per la disposizione e i compiti che sono stati richiesti.
Un bravo allenatore, e il portoghese ha dimostrato di esserlo in alcuni momenti di questa stagione, cerca di valorizzare le caratteristiche dei propri giocatori, sfruttando le loro peculiarità. Tutto quello che ieri sera a San Siro non si è visto ed è forse anche per questo che sia stati una delle partite peggiori da inizio anno in Serie A. E no, non si tratta solo dello 0-0. Lo “spettacolo” nei 90 minuti è stato poco degno di un palcoscenico e di una classica come Milan-Juventus: poca qualità ed errori tecnici che si sono tradotti in zero occasioni nitide dall’una e dall’altra parte.
Lato rossonero la domanda è una: perché? Perché quando si cerca maggiore equilibrio, si perde tutta la pericolosità offensiva stile Juventus? Perché quando si schierano degli interpreti offensivi in più, si concedono un’infinità di occasioni stile Cagliari?
Colpevolizzare solo una persona o una figura è sempre (o quasi) sbagliato. Stessa cosa vale perché possiamo rilevare alcuni problemi di costruzione di rosa (Emerson? Loftus-Cheek? Musah? Morata centravanti?) ed alcune prestazioni sotto la media dei singoli giocatori. Nella torta in cui si dividono le colpe, una fetta è anche di Paulo Fonseca.
Da dove nasce la mancanza di coraggio o l’assenza della volontà di rischiare? Questo è innanzitutto il punto di partenza. Perché se è vero che queste partite si preparano da sole e sono esse stesse fonte di motivazione per i giocatori, è anche vero che ieri sera al Meazza non si è visto nessuno con la cosiddetta “bava alla bocca”.
Il punto principale è però ciò che è stato chiesto agli interpreti messi in campo. Depotenziare gli uomini a propria disposizione non è una mossa intelligente ed è per questo che la posizione di Reijnders nel 4-4-2 in fase di non possesso (buona parte del primo tempo) non ha garantito la sua qualità tra le linee né in fase di transizione, né quando il pallone era nei piedi dei rossoneri. Così come non ha pagato la posizione stretta di Leao insieme a Morata, perché non è più nelle sue corde partire centralmente. Non ha portato benefici in fase di non possesso perché spesso le pressioni sono state portate in ritardo (non solo da lui) e male, tanto da permettere ai bianconeri di uscire spesso in maniera fluida dal basso.
Morata a sua volta è stato colpito sia dalle rincorse difensive che dalla consueta posizione di raccordo, ancor più importante vista l’assenza di una fonte di gioco come Pulisic. E poi Musah, a cui in fase offensiva è stato il compito di fare il Chukwueze (o il Pulisic) nell’uno contro uno con Cambiaso, lui che Chukwueze (o Pulisic) non è.
Tutta questa confusione e questa rigidità nei compiti tattici è parsa più un tentativo di limitare i danni in una partita dichiarata “importante, ma non decisiva”, quando è pacifico che una sconfitta ieri avrebbe compromesso qualsiasi discorso in campionato (non che il pareggio abbia migliorato le cose). Se la paura o l’assenza di coraggio inizia dalla panchina, inizia da Paulo Fonseca, il primo a rimproverare ciò alla squadra, allora sì c’è qualcosa che non va. E no, non si tratta solo delle prestazioni dei singoli o dell’assenza di qualità nelle giocate. Il problema è ben più profondo.


